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Carbonia. Danza. Forti consensi per lo spettacolare “Indaco” della RBR Dance Company

Spettacolo
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Passato da culmine della Creazione divina posto da Dio al centro dell’Universo a prodotto dell’accidentale evoluzione di una piccola scimmia africana, specie fra i circa 9 milioni di specie abitanti di un pianetino che da miliardi di anni gira attorno a una piccola stella della Via Lattea, l’uomo continua da secoli ad interrogarsi sul proprio destino. Lo fece qualche lustro fa anche l’astronomo Carl Sagan sulla scorta di un’immagine fotografica: un scatto effettuato dalla sonda spaziale Voyager 1, giunta i confini del Sistema Solare, in cui era ritratta la Terra. “Pale Blue Dot” fu chiamato quel puntino quasi invisibile dal coloro azzurro chiaro da sei miliardi di chilometri: immagine di alto contenuto simbolico dal quale Sagan prese l’abbrivio per un lavoro a metà fra la scienza e la futurologia dal titolo emblematico: “Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space”. La tesi che vi è esposta è che puntino grande meno di un pixel, «minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole» è tuttavia il luogo in un cui l’umanità ha vissuto la sua avventura: «È qui. È casa. È noi». In capo all’Home sapiens sapiens v’è dunque una grande compito: « Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto». Il lavoro che la RBR Dance Company ha portato sabato scorso sul palco del Centrale, non a caso intitolato “Indaco”, prendendo spunto proprio dal saggio di Sagan, ha messo in luce sia attraverso la danza sia servendosi di immagini proiettate sullo sfondo, a volte semplici forme a volte rappresentazioni del reale le tematiche del rapporto fra l’uomo e la natura. Nei vari quadri della rappresentazione creata dai coreografi Cristiano Fagioli, Alessandra Odoardi, Ylenia Mendolicchio, Leonardo Cucinato e Daniel Ruzza, sono state evidenziate in maniera anche esplicita le forze che muovono la vita sul pianeta e l’esistenza dell’uomo: l’uso peculiare delle luci ha consentito di creare inoltre effetti di grande fascino rendono estremamente spettacolare la visione. Peccato solo che l’angustia del palcoscenico non abbia consentito il pieno spiegarsi dei movimenti coreutici, sacrificando le grandi doti atletiche del corpo di ballo. Grandi applausi hanno premiato al termine gli esecutori, per quello che è stata l’ultimo spettacolo di un cartellone Cedac tra i migliori degli ultimi anni.

Giovanni Di Pasquale

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