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Teatro. A Carbonia “Ieri è un altro giorno”: Ramazzotti e Cornacchione alle prese con un grande successo del teatro brillante parigino.

Spettacolo
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I francesi Sylvain Meyniac e Jean-François Cros, autori di “Ieri è un altro giorno!”, in scena domenica al Teatro Centrale per la rassegna Cedac (ore 20.45), sono gli ultimi epigoni di un genere teatrale in Francia assai ben radicato. La commedia brillante in cui domina l’equivoco, il qui pro quo, l’intrigo, l’intreccio amoroso, il colpo di scena, nonché l’uscita e l’entrata vorticosa di personaggi dalle quinte al palcoscenico ha avuto a Parigi e dintorni autori le cui opere sono ancora rappresentate, basti pensare a Georges Feydeau e alle sue “pochade”, che hanno dominato le scene a cavallo fra XIX e XX secolo. È una tradizione che origina dal vaudeville di fine Settecento, simile al nostro teatro di rivista, genere leggero in cui alla recitazione si alternano pezzi cantati. Nel corso dell’Ottocento, con l’opera di Eugène Scribe e Eugène Labiche, in particolare, il genere brillante assunse la perfezione dei meccanismi – si parlava, non a caso, di “piece a bien fait” – che è nota agli storici del teatro e agli appassionati. “Hier est un autre jour!” è un testo freschissimo: è andato in scena al prestigioso Théâtre des Bouffes-Parisiens con repliche per quasi un anno intero dal 2013 al 2014 e una nomination come “miglior spettacolo comico” al Prix Molière del 2014. La versione italiana (la traduzione è di Luca Barcellona e David Conati) è dominata in scena dalla coppia Gianluca Ramazzotti - Antonio Cornacchione (nella foto in alto): il cast, diretto da Eric Civanyan, regista anche nell’edizione francese, è completato da Milena Miconi, Biancamaria Lelli, Antonio Conte e Alessandro Sampaoli. Difficile presentare l’intreccio senza svelarne la trama ai limiti dello “spoiler”: «La vicenda surreale di un uomo “all’antica” – si legge nella nota stampa del Cedac – alle prese con il dilemma fondamentale se restare fedele a se stesso o trasgredire la legge e soprattutto il proprio codice di comportamento, sedotto dal miraggio di un’opportunità irrinunciabile (la realizzazione del suo sogno di lavorare in uno studio di Londra) offre lo spunto per una riflessione sui profondi mutamenti culturali e sociali e l’imbarbarimento della civiltà occidentale. Il mito del successo, da raggiungere ad ogni costo, si scontra con la tradizionale etica, rafforzata in questo caso dalla conoscenza delle giurisprudenza e dei confini della legalità: tradire i propri ideali diventa per il protagonista molto più difficile di quanto si aspettasse per l’intervento di fattori esterni imprevedibili, in un susseguirsi di colpi di scena con un comico crescendo culminante nel finale “a sorpresa”». Gianluca Ramazzotti ha all’attivo una lunga e intensa carriera fra teatro e televisione, diretto da registi quali Alvaro Piccardi, Giancarlo Sepe, Claudio Insegno, Riccardo Reim e Pier Francesco Pingitore, e reduce dai recenti successi di “Se devi dire una bugia dilla ancora più grossa” e “Taxi a due piazze”. Antonio Cornacchione, volto noto del piccolo schermo, da “Su la testa” al Maurizio Costanzo Show all’inizio degli Anni Novanta, alle apparizioni in Zelig Off, Crozza Italia e Che tempo che fa, e ancora Casa Vianello e lo Zelig Circus, ma pure al Festival di Sanremo e a Raiperunanotte, ha alternato la tivù alla ribalta dello Zelig di Milano, e alle tournées nei teatri – da una piccola parte in “Tel chi el telùn” di Aldo, Giovanni e Giacomo al suo “Povero Silvio” che prende spunto dal fortunato tormentone, al “Circo” di Paolo Rossi, alla commedia “L’ho fatto per il mio paese” che l’ha visto protagonista anche al Teatro Elettra di Iglesias accanto a Lucia Vasini.

Giovanni Di Pasquale

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