Andrea Scanzi: o lo ami o lo odi e lui non fa niente per evitare la dicotomia. Giornalista della carta stampata – Il Fatto Quotidiano – e della televisione – soprattutto La7 – ma anche web star con dirette video da numeri stellari e autore di libri, l’ultimo è “I cazzari del virus”, di altrettanto successo. Arriva a Carbonia,nel quadro del recupero della rassegna Cedac fermatasi a marzo dopo il primo DPCM, con due spettacoli uno dietro all’altro in programma lunedì all’Arena Mirastelle: lo spettacolo non ha come bersaglio, il suo ormai classico da qualche mese a questa parte, Matteo Salvini, è invece una ripresa di un suo fortunato lavoro dedicato al teatro-canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, che ha girato i teatri qualche anno fa ed oggi, opportunamente aggiornato, riprende a viaggiare con speranza piuttosto fondata di altrettanta fortuna: non si può non sottolineare che Scanzi si è laureato con una tesi su Gaber, De André e i cantautori di quella generazione e del Signor G. è pertanto un profondo conoscitore.
«L’ho visto per la prima volta nel ’91 a Fiesole – racconta Andrea – ed è da allora che gli voglio bene; sono terrorizzato dall’idea che la sua memoria si perda. Il nome Gaber lo conoscono tutti, ma se vai a scavare ti accorgi che Giorgio Gaber è conosciuto solo in modo superficiale. Il Gaber più forte, quello più geniale, è spesso quello che meno si conosce. Sono convinto che Gaber e Luporini siano stati profetici almeno quanto Pasolini. In ogni loro canzone e monologo ci sono degli elementi di lucidità, profezia e forza che sono qualcosa d’incredibile. La presenza scenica, la mimica, la lucidità profetica, il gusto anarcoide per la provocazione, il coraggio (a volte brutale) di “buttare lì qualcosa” e l’avere anticipato così drammaticamente i tempi, fanno del pensiero di Gaber-Luporini, oggi più che mai, un attualissimo riferimento per personaggi della politica, dello spettacolo, della cultura, del nostro sociale quotidiano».
“E pensare che c’era Giorgio Gaber”, questo il titolo della performance, è la versione aggiornata e rivisitata di “Gaber se fosse Gaber”, andato in scena 150 volte nelle passate stagioni teatrali: «Sono disponibile – chiarisce Scanzi – a portarlo in tutti quei comuni che, oltre a mettere in scena lo spettacolo, si impegneranno a intitolare una via, una biblioteca, o cosa riterranno più opportuno, a Giorgio Gaber».
Il primo spettacolo, riservato agli abbonati Cedac, avrà inizio alle ore 21; a seguire, intorno alle 22.30, il secondo, aperto al pubblico dei biglietti.
Giovanni Di Pasquale