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Carbonia. Rassegna Cedac, successo per “Le bugie hanno le gambe corte”, doppio spettacolo della Clessidra Teatro

Spettacolo
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La commedia degli equivoci, lo scambio di persona e più d’un un pizzico di corna che fa tanto “pochade”: “Le bugie hanno le gambe corte”, testo della coppia Barino-Fraccaroli, è stato messo efficacemente in scena dalla compagnia La Clessidra Teatro, che ha rianimato il palcoscenico in città nelle serate di venerdì e sabato scorsi. Ad accogliere la – si direbbe: come al solito – apprezzabile perfomance dell’ensemble di Carbonia è stata l’Arena Mirastelle, una sistemazione “en plain air” la più idonea ad accogliere la ripresa degli spettacoli, dopo l’interruzione dovuta all’irrompere del COVID-19 nel presente. Un riavvio dunque prudente: la mini-rassegna allestita dal Cedac è in realtà la ripresa di quella invernale andata a monte dopo il DPCM del 4 marzo, quattro spettacoli – tre di prosa, uno di danza, il prossimo – riservati agli abbonati del Centrale salvo, appunto, quello di apertura e il recital gaberiano di Andrea Scanzi, che vanno in replica e sono dunque aperti anche al pubblico del biglietto. Tornando alle “Bugie” brachìsceli, proverbiale locuzione di derivazione collodiana, il plot è parecchio frequentato dalle compagnie non professionali, il che non significa che sia di semplice mis en scène. Si tratta senza alcun dubbio di una commedia brillante, a metà strada fra il genere italiano e quello francese, nella quale i personaggi sono essenzialmente “caratteri” poco o punto psicologicamente sfumati ma l’intreccio si scioglie con una corsa a rotta di collo verso il finale, senza quasi possibilità per gli attori di tirare il fiato. Ritmo indiavolato, quindi, attorno alle vicende dei Vanghina, coppia piuttosto facoltosa ma sull’orlo di una crisi di nervi e finanziaria per via degli affari di lui, il cui destino è ormai appeso a una joint venture per la produzione di un callifugo, a lungo sperimentato e quindi costato assai caro, con un magnate tedesco dell’industria farmaceutica. Arturo, i cui panni sono stati vestiti da Omar Soddu, e Giovanna, interpretata da Valentina Aru, hanno pensato bene di allocare la firma del determinante accordo al dopocena nella casa di montagna e hanno invitato un loro amico, Gaetano Zampitompi, affidato a Davide Maringiò. L’invito non ha però niente a che vedere con gli affetti: ognuno dei due nasconde uno scopo inconfessabile. Lei è infatti legata con Gaetano da una relazione adulterina mentre lui ha intenzione di fare passare la propria amante, invitata anch’essa, Beatrice Lucci, impersonata da Maura Nardelli, per la fidanzata dello Zampitompi, al fine di sviare qualsiasi sospetto da parte della moglie, ignaro del tradimento subito. Gaetano, nonostante il dramma di dover presentare la finta amata alla vera amante, non riesce a sottrarsi alle insistenze dell’amico – si fa per dire. La cosa ovviamente non può funzionare e a complicare le cose arriva l’altra Beatrice, personaggio affidato a Francesca Puddu, cameriera del vicino bar assoldata per dare una mano in cucina alla signora Vanghina, in viste dell’assenza di Genoveffa, sgrammaticata governante un tantino svaporata, interpretata da Giusy Tartaglione. L’aiuto-cuoca viene infatti scambiata per la Beatrice fidanzata, ciò da cui nasce una ridda di qui pro quo, fraintendimenti, toppe peggiori del buco e, soprattutto, si palesa la sostanziale ipocrisia che caratterizza i rapporti umani: la Beatrice destinata ai fornelli diventa così la fidanzata, mentre la fidanzata è costretta al brasato, in una situazione che rasenta il grottesco. A godersi la scena, quasi spettatore metateatrale, è Gottardo Camolatti: già, perché l’industriale teutonico, annunciato commensale, ha inviato il proprio autista, per l’appunto il Camolatti, per disdire l’invito e dare appuntamento all’indomani per la conclusione del business. Personaggio strano, questo Gottardo, cui ha dato corpo e voce Marco Marras, ovviamente per nulla coinvolto nella folle giostra di casa Vanghina e divertito a punteggiare di freddure un clima a dir poco rovente. Verso la fine del secondo e conclusivo atto, ecco però cadere il velo sulla sua vera identità: altro che autista, egli è il magnate tedesco, presentatosi sotto mentite spoglie per verificare da vicino la situazione, che si congeda dando l’appuntamento per l’indomani, per la firma dell’accordo. Dei rapporti umani invece non resta niente e amici finti e veri amanti si congedano in malo modo gli uni dagli altri: sulla scena restano solo i Vanghina, uniti solo dalla reciproca convenienza e da un freddo materialismo. 

00 00 20 Anna Pina ButtiglieriLa riuscita della rappresentazione porta ancora una volta la firma della regista Anna Pina Buttiglieri, la quale ha saputo imprimere la giusta velocità ad un testo che, come si è detto, non lascia molto spazio al gioco di rimessa. Tutti all’attacco, dunque e fin da subito, i bravi attori della Clessidra. Omar Soddu e Valentina Aru, sempre più convincenti, hanno costruito con consapevole maestria i perni della trama; Francesca Puddu ha mostrato presenza scenica, saper stare sul palco con relax in mezzo al carosello delle vicende; Davide Maringiò ha centrato in pieno, con il volto e con il corpo, la figura del personaggio “incasinato”, preso nella morsa dei coniugi fedifraghi; Marco Marras ha donato un pizzico di enigmaticità, nei suoi panni finto-dimessi, a Gottardo Camolatti, quasi volendo suggerire al pubblico, con una strizzatina d’occhio, la vera identità del personaggio; incedendo elegante sulle tavole, Maura Nardelli ha esplicitato tutto il disagio della giovane “signora bene” costretta da circostanze assurde a porre mano al soffritto; infine Giusy Tartaglione, alle prese con quel che nell’opera comica è il “buffo”, è stata stranita al punto giusto, un centimetro dietro la surrealtà, condannata per altro dalla regista al “supplizio”, lei dirigente scolastica, di dover infilare una collana di goffi strafalcioni.- Giovanni Di Pasquale


(nella foto, da sinistra, Marras, Soddu e Maringiò in una rappresentazione precedente)

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