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Carbonia. Il “Riccardo III” di Vetrano & Randisi nel segno della follia omicida

Spettacolo
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Spettacolo numero quattro, per quanto riguarda il cartellone di prosa allestito dal Cedac con il contributo dell’amministrazione comunale. Il Teatro Centrale, a partire dalle ore 20.45 di domani, ospiterà “Riccardo 3 - L’avversario”, testo di Francesco Niccolini, con Enzo Vetrano e Stefano Randisi, impegnati anche alla regia, e Giovanni Moschella, una produzione Arca Azzurra e Fondazione Emilia Romagna Teatro in collaborazione con Le Tre Corde - Compagnia Vetrano Randisi.

02 14 20 Riccardo3«Molto liberamente ispirato al “Riccardo III” di William Shakespeare e ai crimini di Jean-Claude Romand», così viene sommariamente descritto il lavoro. Si parte insomma da “The Life and Death of King Richard III”, dramma storico composto da William Shakespeare fra il 1591 e 1592, drammatizzazione degli eventi storici recenti per Shakespeare, conclusi nel 1485, dopo la guerra tra le due famiglie dei Lancaster e degli York, passata alla storia come Guerra delle Due Rose, e la presa di potere definitiva dei Tudor. Il monarca Riccardo III vi è descritto in modo particolarmente negativo, basandosi su resoconti inficiati dal favore dei compilatori per la dinastia uscita vincente dal cruento duello per la corona d’Inghilterra. Nella mani del Bardo di Stratford, la figura di Riccardo di Gloucester si erge nella storia del teatro di ogni epoca come una delle più malvagie e sanguinarie, fin dalle prime battute del celebre monologo che apre il dramma con parole conosciute anche a chi non sa che provengono dal “Riccardo III”: «Now is the winter of our discontent / Made glorious summer by this sun of York; / And all the clouds that lour’d upon our house / In the deep bosom of the ocean buried», “L'inverno del nostro malcontento / si fa gloriosa estate grazie a questo sole di York; / e tutte le nuvole che gravavano sopra la nostra casa / stanno nel grembo profondo sepolte dell'oceano.”. Descritto inoltre – anche qui le fonti più a noi vicine concordano per disconoscere la fondatezza storica del dato – come deforme e sgraziato, Riccardo, preso atto di non poter ottenere il piacere di un amore sincero, decide deliberatamente di darsi alla conquista del potere regale con i mezzi della cattiveria più spregiudicata, che non guarda in faccia nessuno: «And therefore, since I cannot prove a lover, / To entertain these fair well-spoken days, / I am determined to prove a villain / And hate the idle pleasures of these days», “E quindi, dal momento che non posso dare prova d’amante, / per trascorrere questo bel tempo di parole buone, / sono determinato a dar prova d’infame / e odiare i molli piaceri di questi giorni”. La collana di misfatti portati a termine dal protagonista lungo i cinque atti riesce a fare di Riccardo York un personaggio dal fascino irresistibile e tale da renderlo incredibilmente perfino simpatico, oltre che amato dai grandi attori di tutti i tempi e, per quelli contemporanei, non si possono non citare Laurence Olivier, Carmelo Bene e Al Pacino.

Quello di Francesco Niccolini è un nome importante della drammaturgia degli ultimi anni. Ha scritto, tra gli altri, per Marco Paolini, Emanuele Gamba, Alessio Boni, Roberto Abbiati, Banda Osiris, Alessandro Benvenuti, Anna Bonaiuto, Giuseppe Cederna, Roberto Citran, Angela Finocchiaro, Arnoldo Foà; ha scritto anche quello “Zanna Bianca” che Luigi D’Elia ha portato, grazie alla rassegna della compagnia La Cernita, nel teatro di Bacu Abis in un’indimenticabile performance di teatro delle ombre. Predilige l’utilizzo di testi non solo teatrali come “libera” e pure “molto libera” ispirazione: nello specifico a dare il “la” per questa operazione è stata la lettura di un volume dello scrittore francese Emmanuel Carrère, “L’avversario”, citato non a caso nel titolo. Vi si narra il massacro che Jean-Claude Romand perpetrò nel gennaio del 1993. Benevolo e capace di affetto secondo tutti coloro i quali lo conoscevano, trucidò la moglie e i due figli e, all’indomani, il padre e la madre. Diede infine fuoco alla sua casa tentando vanamente di togliersi la vita. Le indagini svelarono che Romand aveva fatto credere alla sua famiglia di essere un medico ricercatore impiegato alla OMS di Ginevra e che, ormai sul punto di essere smascherato, aveva cercato attraverso la strage di evitare la vergogna. Lo scrittore, colpito da tanta efferatezza, cercò di entrare in contatto con Romand, riuscendovi infine e riportando l’esperienza dei colloqui e del processo nel suo romanzo-verità.  

Riccardo e Romand, dunque, accomunati dalla stessa follia omicida di cui, a un certo punto, devono necessariamente prendere in qualche modo coscienza: «Il testo – così ne parlano i protagonisti della produzione – rilegge in chiave contemporanea un grande classico di Shakespeare: Riccardo III, oggi demone recluso e indomito, che viene qui sottratto al Medioevo inglese e diventa abitante del presente, dando vita a una messa in scena che non sarà una pura variazione sul tema ma qualcosa di “meno rassicurante”. L’ambientazione non è quella di un sala da palazzo reale quattrocentesca, ma sul palcoscenico è tutto bianco e verde acido, pareti che ricordano molto da vicino la stanza di un ospedale: un letto, una sedia a rotelle, un grande specchio. Forse ci troviamo all’interno di un ospedale psichiatrico o un manicomio criminale e forse stiamo per assistere a una terapia sperimentale che porterà un paziente ad affrontare gli orrori di cui si è macchiato. O forse siamo proprio dentro la sua mente abitata da incubi e fantasmi.
In scena Enzo Vetrano nel ruolo di Riccardo, Stefano Randisi è Lady Anna, ma anche un sicario, Giorgio di Clarence, Buckingham, Edoardo e Richmond, e Giovanni Moschella è tutti gli altri personaggi: un altro sicario, Hastings, Elisabetta, il principino, Margherita, il sindaco di Londra, Stanley». “Riccardo 3”, proprio perché tre soli sono gli attori per personaggi maschili e femminili, proprio come – fu così anche nel celebratissimo “Macbettu” di qualche anno fa – nella tradizione del teatro shakespeariano.
Giovanni Di Pasquale

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