Cagliari. Operazioni di polizia dei carabinieri nel fine settinana in Provincia
Mandas i Carabinieri della locale Stazione hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari tre persone per il reato di resistenza. Attorno alle ore dieci un 53enne, ben noto alle forze dell'ordine, è stato sorpreso a un posto di controllo dell'Arma mentre transitava sulla strada provinciale 36, nel comune di Mandas, alla guida di un'autovettura Fiat Punto a lui intestata. I militari avevano selezionato quell'auto perché ne conoscevano bene il conducente ed in breve gli operanti potevano accertare che all'uomo era stata revocata la patente con provvedimento del Prefetto di Cagliari del 28 marzo 2012 ed egli non aveva ancora conseguito un ulteriore permesso di condurre automezzi. Egli era già stato sanzionato da personale di quel comando Arma per analoga violazione il 9 settembre 2020. I militari gli intimavano l'alt ma l'uomo non ottemperava cercando invece di dileguarsi velocemente. Inseguito e raggiunto presso la propria abitazione, durante le operazioni di contestazione dell'illecito constatato, in preda a una crisi di nervi, il fermato ingiuriava i militari operanti ostacolando altresì in ogni modo le operazioni di sequestro amministrativo, chiudendo infine l'autovettura chiave e allontanandosi. Presso l'abitazione erano presenti anche due congiunti dell'uomo i quali minacciavano più volte gli operanti nel tentativo di convincerli a desistere dal procedere. Il veicolo è stato invece sottoposto a sequestro amministrativo ai fini della successiva confisca, affidato al trasgressore con obbligo di custodia nei pressi dell'abitazione di residenza. Nella circostanza il denunciato è stato anche sanzionato amministrativamente per guida di veicolo sprovvisto di copertura assicurativa, giusto per completare un quadro non troppo edificante.
Cagliari attorno alle 21:30 circa, a seguito di una segnalazione di rissa giunta alla centrale operativa di Via Nuoro, i carabinieri della Sezione Radiomobile della locale Compagnia sono intervenuti nell’area portuale di Cagliari appurando la presenza di un 19enne di Quartu, incensurato.Secondo la versione fornita dal ragazzo ai militari egli sarebbe rimasto poco prima vittima di un’immotivata aggressione da parte di alcuni giovani stranieri, da lui mai conosciuti prima. In particolare, il giovane riferiva che gli autori del gesto lo avrebbero percosso violentemente ed uno di essi avrebbe anche estratto un coltello, brandendoglielo contro. A seguito delle lesioni riportate il giovane doveva essere fatto assistere da un’ambulanza del 118 chiamata dai militari. Il giovane veniva trasportato dai soccorritori presso l’ospedale Brotzu in condizioni tutto sommato discrete. I militari indagano ora per comprendere come siano andate effettivamente le cose, atteso che un’aggressione così gratuita non appare essere verosimile ed il racconto del ragazzo presenza alcune incongruenze. Saranno fondamentali in tal senso le immagini eventualmente registrate dai sistemi di videosorveglianza della zona che sono state acquisite dagli operanti.
Cagliari. Era sfuggito ieri all’arresto, unico dei 14 destinatari della misura coercitiva emessa dal GIP presso il Tribunale di Cagliari su richiesta della locale Procura. I carabinieri lo cercavano in realtà da diversi giorni perché era stranamente sparito dalla circolazione e perché i militari sapevano di doverlo catturare nell’ambito dell’operazione antidroga “Dogs Square” che si avviava alla conclusione con l’emissione di misure cautelari personali limitative della libertà personale. Tutti i tentativi di localizzazione erano stati inutili e si era giunti alla nottata di ieri senza poterne conoscere la dimora. Naturalmente sino a quel momento ci si era dovuti limitare negli accertamenti per non mettere in allarme nessuno. Ma, concluse le altre catture, i militari hanno potuto dedicarsi a Roberto Cocco (37 anni) con maggiore energia e, come spesso succede in questi casi, non avendo notizie dell’uomo hanno pedinato la sua donna che prima o poi li avrebbe condotti al rifugio segreto. Avendo ricostruito un’amicizia femminile del ricercato si sono dedicati a lei, seguendola nei propri spostamenti e arrivando così, con tecnica assolutamente tradizionale ma corroborata da qualche diavoleria elettronica, nel centro abitato di Villasimius. Alla base della fuga vi era stato probabilmente qualche dissapore con i componenti del sodalizio criminale in cui era inserito, uno sgarro o qualcosa del genere. Il giovane attendeva forse tempi maggiormente propizi per poter rientrare a Mulinu Becciu. Questo lo aveva inizialmente aiutato a sfuggire alla prima cattura ma i carabinieri non potevano certo rassegnarsi a tale situazione e con la tecnica del “cherchez la femme” sono presto arrivati a lui.
Sestu. Aveva realizzato in uno dei bar/pasticceria che gestisce a Sestu un impianto di videosorveglianza col quale avrebbe potuto controllare da remoto i propri dipendenti. Tale procedura è vietata dallo “Statuto dei Lavoratori”, una vecchia norma del 1970 ancora valida. I datori di lavoro non possono vigilare i propri dipendenti con strumenti audiovisivi. Avrebbe potuto farlo in realtà rispettando alcune garanzie di legge poste a tutela dei suoi dipendenti, con espressa autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro oppure in virtù di un accordo sindacale. Nulla di tutto questo è mai avvenuto ed i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Cagliari gli avevano contestato un’ammenda da 387 euro che una volta pagata e previa rimozione dell’impianto avrebbe trasformato l’illecito da penale ad amministrativo. Non l’ha pagata ed il procedimento penale andrà avanti. Con uno strumento del genere avrebbe potuto controllare da casa o col proprio telefonino il lavoro dei propri collaboratori, qualche istante in più perso a conversare con una persona simpatica, qualche lentezza nel servire un cliente o una telefonata di troppo. Ma il grande fratello che vigila sull’opera di una persona finisce per trasformare la sua vita in un incubo e questo non è consentito farlo, anche se il grande fratello fosse stato collocato lì formalmente per altri motivi.
Villacidro. Vendere o tentare di vendere qualcosa attraverso le note piattaforme di trading online nasconde delle insidie per gli sprovveduti che non conoscano le più diffuse tecniche di raggiro, che cerchiamo da tempo di far conoscere al pubblico. Poi spesso si riesce a ricostruire chi si sia reso responsabile della truffa online ma quasi mai il denaro potrà tornare indietro, i truffatori risultano essere sempre nullatenenti, percepiscono e fanno subito sparire il maltolto. Stamattina i carabinieri della Stazione di Villacidro hanno depositato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari un’informativa di reato contenente le risultanze delle loro indagini in merito alla denuncia querela presentata due mesi fa da un 25enne operaio, residente nel capoluogo del Medio Campidano. Questi aveva posto in vendita su subito.it un forno a microonde usato per un corrispettivo di 598 euro. Si erano rivolta a lui una donna che aveva asserito di voler accogliere quella proposta e di voler pagare subito per bloccare l’affare. Aveva quindi invitato il ragazzo a recarsi presso uno sportello ATM dove avrebbe provveduto a ricaricargli una carta di debito magnetica secondo le indicazioni che lei stessa avrebbe fornito. Il giovane non conosceva la strana procedura propostagli ma la controparte era stata molto persuasiva. Digitando sulla tastiera dell’apparato i magici tasti indicati dalla donna il ragazzo, a conclusione delle operazioni eseguite, non avrebbe guadagnato quei 598 euro pattuiti ma li avrebbe persi a vantaggio dell’interlocutrice. Resosi infine conto dell’inghippo truffaldino il ragazzo sarebbe poi corso alla locale caserma dell’Arma a denunciare la cosa. Seguendo il flusso del denaro con l’aiuto degli istituti di credito interessati i carabinieri sono infine risaliti ad una 48enne di Spinea (VE), già nota per pregressi casi analoghi e ben conosciuta dai loro colleghi del luogo. È emerso poi che l’utenza telefonica con la quale la donna ha contattato la propria giovane vittima è intestata a un 28enne del Bangladesh residente a Milano, ma si tratta probabilmente di un prestanome che ha acceso centinaia di contratti telefonici (in Italia si può fare), le cui carte SIM sono poi finite nelle direzioni più disparate ad alimentare le attività anonime più o meno pulite di chi vorrebbe non comparire laddove compia atti molto più che border line.