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Ai sacerdoti: da fratello a fratelli

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Ogni mercoledì, dalle 9,30 mi trovo in Piazza San Pietro, in udienza da Papa Francesco, seduto comodamente sulla poltrona del mio salotto – potenza dei mezzi di comunicazione! 
Quante volte mi sono commosso di fronte a questo Padre che sembra non essere mai stanco di sorridere, abbracciare, toccare le mani, scambiare lo zucchetto con chi desidera il suo, bere il mate offerto da un amico sconosciuto, chinarsi e baciare piaghe e sofferenze… Non cessa un istante di porre la persona umana al primo posto, di lottare per la difesa di chi non ha voce, di stare dalla parte dei poveri, degli emarginati…
tra luce ed ombraNon vive una Chiesa trionfalista, legalista, seduta sugli scranni, vestita di porpora e oro, che si adagia sui privilegi, che si siede con i potenti ed erge muri di leggi attorno a sé, spesso ostentando disprezzo verso la persona.
Ama una Chiesa povera, spoglia dalle ricchezze e lontana dai compromessi e dai giochi di palazzo.
Ama una Chiesa che si sporchi le mani, che profumi d’amore.
Ama una Chiesa disponibile al cambiamento… Una Chiesa che rispecchi Cristo.
Possibile che non ci siamo mai accorti che lungo i secoli, avendo messo da parte il Vangelo, si è sbagliato tutto?
Solamente il Popolo di Dio ha conservato la saggezza: per secoli ha osservato in silenzio, ha chinato la testa, ha sopportato e ha tirato avanti. E a chi ha cercato di riflettere al alta voce è stato imposto il silenzio con la violenza e con la scomunica. Quante guerre e quante divisioni!
Dal Concilio Vaticano Secondo ho sognato la venuta di Papa Francesco che attraverso la sua testimonianza desse l’impulso giusto che sapesse di Vangelo.
Sarei un ingenuo se avessi pensato che fosse bastata la “normalità” di Francesco a cambiare abitudini secolari di chi ha fatto della Chiesa un centro di potere, di lotta per i primi posti… una spelonca di ladri.
Mi sono sempre chiesto: se Cristo tornasse sulla terra e si presentasse in Vaticano e predicasse i medesimi insegnamenti di duemila anni fa?
E’ una domanda che mi martellava in continuazione dopo che in una capanna, costruita su palafitte, vissi la prima notte di Natale in Brasile: una giovanissima mamma era morta dando alla vita il suo primogenito. E io, prete di ventotto anni, inviato come missionario da una chiesa borghese, non potei fare altro che piangere e gridare verso Dio la mia disperazione e impotenza.
Se Cristo tornasse!?...
E Cristo è tornato nella persona di Papa Francesco, umile, semplice, cinto del grembiule di servizio, senza porpora e oro, povero! Ci presenta Dio, Padre di tutti, Misericordioso fino a vivere l’anelito di abbracciare lo scartato. Pone al di sopra di tutto la Persona senza se e senza ma.
Se Cristo tornasse!?...
Sono certo che i “detentori” della dottrina, successori degli scribi e farisei, si accorderebbero con i poteri forti per farlo fuori, dopo averlo accusato di eresia, di bestemmia. Non scamperebbe all’internamento in un manicomio.
Non vedete anche voi una linea di vita fra Gesù Cristo e Papa Francesco?
Non perdiamo l’opportunità che ci viene concessa di convertirci! Non rimaniamo nel buio e nella incrostazione della storia. Buttiamo tutto ciò che sa di museo, di vecchiume!...
Perché avere paura di lasciare i privilegi e la comodità?!
“Signore, dove abiti?”
“Venite e vedete: il Figlio dell’uomo non ha neppure un sasso dove posare il capo.”
Dio ci chiama alla libertà evangelica!
Franco Perella

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