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Non venite in Sardegna. Settemila nuraghi deturpano il paesaggio

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Non bastassero i settemila nuraghi che dovunque deturpano il paesaggio, adesso restaurano pure le torri costiere vecchie di 5 secoli. Questa è Sa Turr’è Sa Mora. Per vederla ho dovuto percorrere un lungo tratto a piedi perché la strada asfaltata finisce a Mandriola. Mezzora di camminata lungo un sentiero polveroso, con l’acre odore dei lentischi che mi penetrava nelle narici e quel refolo di mare carico di salsedine che mi ha scompigliato i capelli. Arrivato alla torre ho scoperto con disappunto che non c’era un chiosco per una birretta e un po’ di musica electro- house.faro 2 Si sentiva solo lo sciabordio delle onde sugli scogli. Non mi è rimasto altro da fare che sedermi a guardare il mare. Ci sono rimasto tre ore. Che noia. Nessun motoscafo che rompesse quel monotono silenzio. Neppure un pedalò colorato che contrastasse quel nauseante blu del mare. Al ritorno ho preso un sentiero tra i campi di grano appena mietuti. A poche centinaia di metri dal mare, anzichè costruire ville e condomini da affittare a voi continentali, qui continuano nella primitiva pratica della coltivazione del grano. D’estate ci portano le pecore a pascolare tra le stoppie. Qui sono primitivi anche nel mangiare. Pensate che è ancora diffusa la barbara abitudine di arrostire i maialetti con la brace e di mangiarli dopo averli avvolti con ramoscelli di mirto, un arbusto spontaneo che qui cresce dappertutto. Il mirto qui è proprio una fissa. Con le bacche fanno un liquore nero come la pece e lo bevono dopo aver mangiato il maialetto. Spesso capita che qualche malcapitato continentale sia costretto a partecipare ad uno di questi pranzi che durano almeno tre ore e debba ascoltare anche i loro cori da tenores nella loro lingua incomprensibile. Per questo care amiche e cari amici, non venite in Sardegna, anche perché se ci venite una volta non potrete più farne a meno

 

 

 

 

 

angelo masciafoto e  testo Angelo Mascia

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