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Carloforte. Una comunità che ama la propria terra e le proprie origini

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Tra le comunità che amano visceralmente la propria terra e le proprie origini c’è sicuramente da annoverare quella carlofortina. Ma seppur genuino e profondo, questo attaccamento è sofferto: e uize sun pai cundanè, le isole sono per i condannati, dicono spesso i carlofortini con una punta di quasi atavica rassegnazione. 

Tra le comunità che amano visceralmente la propria terra e le proprie origini c’è sicuramente da annoverare quella carlofortina. Ma seppur genuino e profondo, questo attaccamento è sofferto: e uize sun pai cundanè, le isole sono per i condannati, dicono spesso i carlofortini con una punta di quasi atavica rassegnazione. Perché oltre ai tanti problemi, comuni a gran parte delle altre cittadine, i carlofortini per la loro condizione di insularità devono quotidianamente misurarsi, anzi fronteggiare, complicazioni e difficoltà spesso preoccupanti. Dove quello dei collegamenti è certamente un problema che altri non hanno. Ma è solo quello più appariscente, è la punta di un iceberg. Tanti altri ve ne sono, e in primis quello sanitario che a causa di carenze di strutture adeguate sommate alla condizione di insularità ne fanno un problema urgente prima ancora di essere prominente. L’ultimo giorno dell’anno appena trascorso le cronache si sono occupate di una giovane partoriente trasportata con i mezzi inaffondabili della Guardia Costiera sulla terra ferma. Non è stata pur nella sua eccezionalità, una rarità: più di un bambino carlofortino vanta i natali in mezzo al mare, nel canale di San Pietro. La sanità a Carloforte è un problema, o meglio sono tanti problemi perché tanti sono gli aspetti e i risvolti della salute degli uomini. “Sicuramente non siamo messi bene” ribadisce Gianfranco Grosso che oltre ad essere assessore alla sanità è anche uno dei medici di famiglia che operano nel comune isolano. “Non molto tempo fa i maddalenini hanno protestato e combattuto per mantenere nella loro isola il “punto nascite” noi siamo riusciti ad ottenere solo quest’estate la presenza di un ginecologo una volta la settimana con due ostetriche”. Una bella differenza, anche perché l’altra isola sarda è dotata di un piccolo ospedale, cosa che a Carloforte non esiste. “Siamo riusciti in questi mesi – ha continuato Gianfranco Grosso – ad ottenere oltre a quello di ginecologia, gli ambulatori di neurologia e di psichiatria che si vanno ad aggiungere a quello di endocrinologia già esistente che sono attivi un giorno alla settimana. Siamo in attesa anche di un fisiatra che tarda ad arrivare”. Da mettere anche in conto che Carloforte per le sua situazione geografica è sede disagiata anche per gli specialisti. “Prossimamente – ha aggiunto l’assessore – apriremo a Carloforte un piccolo distaccamento di neuropsichiatria infantile con tanto di logopedisti, fisioterapisti ed altre figure professionali per venire incontro ai non pochi bambini (in rapporto alla nostra popolazione) e alle loro famiglie che purtroppo si devono confrontare quotidianamente con particolari malattie infantili”. Del resto proprio in questi giorni essendo non bassa l’incidenza delle malattie della tiroide, è stato fatto, si badi bene, a spese del Comune e non dell’ATS uno screening tiroideo tra gli studenti della scuola media. Altro aspetto sul quale l’assessore Grosso sta lavorando è sulla riorganizzazione delle visite diabetologiche rendendolo più funzionale anche con la presenza di un oculista per prevenire la retinopatia diabetica. Si ha inoltre notizia che con l’inizio dell’estate la RAS attiverà un servizio di elisoccorso: gli elicotteri saranno tre dislocati ad Olbia, Alghero e Cagliari. Corre voce che l’elicottero di stanza a Cagliari non sarà autorizzato ai voli notturni, lasciando così scoperto in caso di emergenza (Dio non voglia) tutto il sud Sardegna. Applausi alla mente che ha ordito un simile piano.

Nicolo Capriata - fonte SIO

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