In diverse chiese del Marocco, come la Cattedrale del Sacro Cuore di Casablanca, i cristiani hanno partecipato alla messa di Natale, ma oggi per i 30 milioni di musulmani marocchini è un lunedì lavorativo qualunque. Il loro Natale, l’anniversario della nascita di Maometto, è stato festeggiato l’1 dicembre. E’ una festa per certi versi simile alla nostra, dura due giorni, e ai bambini si regalano dei giocattoli. Ieri pomeriggio abbiamo visitato la Kasbah di Rabat. La prima impressione è quella di essere stato catapultato in un tempo indefinito, quasi magico. Costruita nel XII secolo la kasbah era chiamata Ribat e con questo nome si intendeva un convento fortificato in cui si insediarono i monaci-soldati che, di lì a poco, sarebbero partiti alla volta della Spagna per combattere la Guerra Santa contro i cristiani. Quando, agli inizi del XVII secolo arrivarono i moriscos, i musulmani espulsi dalla Spagna, la fortezza divenne una repubblica autonoma di corsari. La kasba odierna risale alla fine dell’Ottocento e da fortezza inespugnabile inutilmente bombardata dalle flotte europee, è ora il luogo più tranquillo di Rabat.
Imboccando le strette e silenziose stradine in selciato, ti ritrovi a camminare tra piccole abitazioni dipinte di blu e bianco che inizialmente ti sembrano tutte uguali, ma se le guardi attentamente, e con lo spirito giusto, scopri le differenze nelle porte e nelle forme delle finestre, nei fiori, nella mano di bronzo per bussare. La Kasbah è attraversata dalla via Jemâa dove si trova la più antica moschea di Rabat risalente al XII secolo. Proseguendo ci troviamo in una terrazza spettacolare, la Platforme du Semaphore, da dove ammiriamo le mura fortificate e la spiaggia di Rabat. A quel punto gli occhi si riempiono delle mille sfumature d’azzurro dell’Oceano Atlantico e del cielo.
Oggi il programma è intenso. Prima di lasciare Rabat, andiamo al mausoleo del re Muhammad V, che contiene anche le tombe dei suoi figli Moulay Abdellah e Hassan II.La visita ci porta via più di un’ora. Ormai ci stiamo ‘giapponizzando’ tutti, fotografiamo tutto ciò che si trova a portata del nostro telefonino, dalle guardie a cavallo che si mettono in posa quando arriva il turista al gattino randagio. Comunque il giudizio unanime è che il mausoleo, costruito per magnificare una monarchia antistorica che prima o poi dovrà cedere il posto alla Repubblica, non ha niente a che vedere col nostro Pantheon.
Percorriamo i 160 km. da Rabat a Meknes in quasi tre ore, anche perché la ‘sosta idraulica’ in una stazione di servizio si prolunga più del solito. L’autostrada è comunque scorrevole. A pranzo mangiamo la tajine, uno stufato di carne con verdure tipico della cucina marocchina. Alle tre si riparte alla volta di Volubilis, un’antica città romana, che per lunghi anni fu capitale della provincia. Ci affidano ad una guardia che parla una via di mezzo tra lo spagnolo e l’italiano. Mi rendo subito conto che ne sa poco più di un nostro alunno di prima media, il cielo si sta annuvolando e tra mezzora non sarà più possibile fare foto.
Abbandono il gruppo e vado avanti da solo. Il sito ha un grande valore per la ricostruzione della presenza romana nel Nordafrica ed è stato riconosciuto Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Però… solo alcune parti sono in buono stato di conservazione e le ‘ricostruzioni’ degli anni ‘50-‘60 hanno causato danni considerevoli. Sopperisco con l’immaginazione all’assenza di una guida esperta per ricostruire la vita di questa città nel II e III secolo. Seguo la strada che dal Tempio di Saturno conduce al foro. Lungo il percorso mi soffermo ad ammirare i mosaici, in particolare quello che raffigura dei delfini. La parte più alta della città è la meglio conservata. E’ qui che si trovava il foro, un'ampia strada lastricata, un tempio, il mercato e la casa delle colonne. Quando raggiungo il gruppo, il sole sta tramontando dietro l’arco di Caracalla. Si riparte per Fes, la ‘Firenze del Maghreb’.
Angelo Mascia
Nella pagina facebook di Angelo Mascia trovate altre foto sulla città romana di Volubilis e sulla Kasbah di Rabat https://www.facebook.com/angelomascia2.0/