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Genenarrare il sociale: narrare il sociale per generare il sociale

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Andando per “corsi”, capita di imbattersi in una giornata estremamente formativa, personalmente e professionalmente. La formazione in alcune professioni dovrebbe essere una costante, specie nel Sociale. Il 21 ottobre 2016 a Foligno la giornata formativa è stata titolata “Facciamo i…conti” narrare il sociale per generare il sociale. L’Auditorium San Domenico situato nell’omonima piazza della cittadina umbra è un luogo ampio e ricco di storia e di storie, cornice superlativa per conti e racconti del FARE sociale.
Enrico Mancini, presidente della Comunità la Tenda, psicologo e psicoterapeuta promotore dell’incontro introduce alla densa giornata di lavoro proprio facendo menzione alle dimensioni e bellezza della sala raffrontandola all’importanza del convegno destinato a professionisti del settore.
Una formazione che si è confrontata con le dimensioni del sociale e che ne ha analizzato criticità e punti di forza, partendo da chi il mondo del sociale lo vive e lo costruisce. Le criticità sono lontane dalle aule accademiche ed Enrico Mancini docente della scuola ITER e presidente della Comunità La Tenda cooperativa sociale rappresenta l’incontro dei due mondi. Introducendo e “giocando” con il titolo dato alla giornata e al suo libro, ingiunge a “fare i conti” andando al centro dei problemi del sociale e narrarli.
Analizzando etimologicamente il termine “narrare” si comprende meglio la prescrizione. Far conoscere attraverso il conto e agendo in base allo stesso. La multidimensionalità dei fatti sociali impegnano il FARE sociale accompagnandolo imprescindibilmente dal pensiero.
Nel sociale si è parimenti narratori e narrati. Da qui l’esigenza alla contaminazione che conseguentemente porta a una crescita personale e condivisa. Il quadro teorico auspicabile fa riferimento non già ai problemi, ma alle relazioni e alla complessità, intendendo la realtà sociale come un gruppo di gruppi che intreccia azioni e storie. Negli spazi di narrazione quale è stato il seminario di Foligno gli operatori del sociale, trovano un momento di riflessione, narrazione e crescita nell’assioma che, lavorare bene per se porta a lavorare bene per gli altri. La narrazione genera cambiamento e il futuro sta appunto, in un cambiamento competente.
Come ben spiegato da professor Montesarchio, professore ordinario di psicologia dinamica della università La Sapienza, il racconto è qualcosa di vivo: è come l’acqua che prende la forma del contenitore che la contiene. L’essenza resta tale, tuttavia viene plasmata come risultante di due individualità, sostanza e contenitore. Con atto di presunzione ciascuno di noi è persuaso di essere l’unico artefice della propria vita, ciò nondimeno nessuno di noi può vantare il diritto del proprio racconto. La cocostruzione della storia sociale, genera il sociale. Nella narrAzione, la generAzione o genenarrazione sociale.
Da partecipante attivo al seminario, ho seguito attentamente tutti i lavori della giornata, conclusasi con lo spettacolo musicale “Conti e racconti” di Massimo Andrei. La costante dell’evento è stata “la sostanza e il contenitore”. Tutto ciò che è stato narrato si prestava a una lettura a più livelli, il mio, quello della manovalanza nel sociale ha permesso questo rimando del seminario. Sono assolutamente certa che le circa duecento persone presenti potendo leggere queste righe, non riconoscerebbero lo stesso evento. La mia narrazione è frutto del rimando delle corde che i conti narrati hanno toccato di me e del mio ambito. La sostanza ha preso la mia forma.

Claudia Serra

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