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TRADIZIONI: “Il Tulle”. Su Muncadori Biancu: Le spose del Sulcis! A cura del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis  

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Il secondo appuntamento con la riproposizione delle tradizioni del Sulcis, è dedicato al copricapo forse più conosciuto e apprezzato; su muncadori biancu. Cerchiamo di fornire attraverso questa condivisione, ciò che è emerso dalla nostra ricerca. 

Il tulle si diffuse in Sardegna nella metà del XVIII sec. andando ad arricchire l’abbigliamento della Corte Sabauda e delle classi nobili.
Bisognerà aspettare l’inizio del XIX sec. perché questo pregiato tessuto divenga parte del vestiario tradizionale popolare sardo, fino ad arrivare al 1850, periodo a partire dal quale si assistette ad un espandersi vigoroso dell’utilizzo di tulle prodotto meccanicamente.
mucarori biancu trine webFurono i francesi, residenti nella città di Tulle nel sud-ovest della Francia, a creare per primi nel 1700 questo tessuto artigianale dalle maglie a fori esagonali.
All’inizio del secolo successivo (1808-1809), John Heathcoat, di Nottingham, in Inghilterra, si mise all’opera per progettare una macchina per la produzione meccanica di tulle. All’epoca era considerato un artigianato di grande rilievo.
Il telaio costruito da Heathcoat era un carro in metallo su cui lavoravano contemporaneamente molti rocchetti con fili che si intrecciavano, seguendo un sistema di aghi predisposti in precedenza, secondo il disegno di base.
Si otteneva un tessuto leggero, vaporoso ma molto resistente, anche chiamato “tulle bobbinet” proprio perché erano necessarie speciali bobine per contenere i fili di trama.
Il primo tulle in fine cotone ritorto, era in formato ridotto di 7-8 cm e successivamente si arrivò fino a 135 cm.
L’invenzione di Heathcoat fu perfezionata ulteriormente in Francia e Germania, e tra Inghilterra e la stessa Francia ci fu un contrabbando sia delle parti meccaniche dei telai, sia del finto pregiato, fino a quando il tulle venne prodotto a livello industriale, come fondo per applicazione di ricami ad ago e a fuselli.
Si trattava di una rete delicata, impossibile da realizzare manualmente, la cui produzione richiedeva alti costi e il ricorso a due macchinari specifici. Uno produceva la base mentre una seconda macchina, anch’essa inventata in Francia nel 1828, realizzava ricami perfetti sulla rete, inaugurando la moda del ricamo meccanico.
mucarori biancu 2 webNel territorio Sulcitano il tulle divenne tessuto principe per la realizzazione del fazzoletto bianco, su muncadori biancu, incontrastato complemento dell’abito da sposa e del vestiario delle signorine eleganti di alta classe.
Di forma quadrata e ampi, i primi modelli erano meccanici e d’importazione. Principalmente composti da motivi floreali e assai costosi, esclusiva delle famiglie altolocate che potevano acquistarli già confezionati.
09 00 mucadori biancu webQuesti fazzoletti venivano inamidati per renderli rigidi e adatti a sostenere un eventuale copricapo sovrapposto.
Vittorio Angius (1797-1862), scrittore e storico originario di Cagliari, in un resoconto minuzioso sull’abbigliamento tradizionale, sottolineò che il fazzoletto in tulle era appannaggio delle signorine del più alto ceto, che lo indossavano con abiti eleganti in tutte le occasioni di gala nel periodo del fidanzamento e per le proprie nozze.
Confermò queste testimonianze Enrico Costa, scrittore e giornalista di Sassari (1841 – 1909) che incentrò la sua attenzione sulla Sardegna, con particolare riguardo agli usi e costumi del popolo sardo.
La disponibilità di tulle sul mercato lo rese gradualmente un tessuto più accessibile alla media borghesia. Le donne mediamente agiate acquistavano la rete semplice che in seguito ricamavano manualmente con ago e filo, eseguendo varie tipologie di punti semplici e complessi.
Parte di questi lavori erano realizzati da suore di vari ordini religiosi e dalle monache clarisse che insegnavano l’arte del ricamo alle bambine fin dalla tenera età. Dopo un certo periodo di apprendistato, le giovani educande erano in grado di dedicarsi alla lavorazione del proprio corredo, in vista del matrimonio, considerato un traguardo importante, oppure mettevano a disposizione la propria esperienza per terzi.
Una vita tra preghiera e ricamo fu quella di Suor Gertrude, nata a Sant’Antioco nel 1901.
Antioca, questo il suo nome di battesimo, proveniva da una famiglia benestante, suo padre era infatti proprietario di una fiorente azienda commerciale.
Fin da giovanissima si specializzò nella lavorazione dei fazzoletti bianchi e quando entrò in monastero era già maestra di ricamo, riuscendo a realizzare lavori estremamente complicati e trasmettendo il suo sapere ad altre consorelle, anch’esse di Sant’Antioco.
La tecnica di esecuzione prevedeva l’utilizzo della carta o della tela cerata su cui si riportava il disegno che si voleva eseguire. Quindi il tulle veniva steso sul disegno imbastendolo, in modo che risultasse ben teso, senza peraltro essere troppo tirato per non pregiudicare la buona riuscita del lavoro.
I ricami erano composizioni di squisita eleganza, distribuiti secondo un certo ordine su tutta la superficie del fazzoletto. Rappresentavano elementi campestri come rami fioriti, foglie, grappoli d’uva, fiorellini di vario tipo e dimensione che contornavano prevalentemente i quattro lati del fazzoletto e due angoli.
Impreziosito a volte dall’iniziale di lei sapientemente intrecciata, eventualmente a quella di lui, il fazzoletto in tulle si indossava piegato a triangolo, in modo che i due angoli maggiormente ricamati, combaciando, formavano “su corru” ovvero l’angolo esterno basso, più in vista.
Veniva fissato a una cuffia in seta, solitamente di colore rosso, sa scufia, che conteneva i capelli adeguatamente raccolti.
Le signorine nubili di giovane età portavano su muncadori biancu a lembi sciolti, lasciati cadere verso il basso.
La prerogativa del nodo apparteneva invece alle fidanzate e alle signore sposate che, in tal modo dichiaravano pubblicamente il loro legame sentimentale.
Le donne nubili in età avanzata, dovevano indossare il fazzoletto a lembi sciolti ed erano tenute a sovrapporre un copricapo aggiuntivo, esattamente come le donne sposate.
Queste ultime, se appartenenti alla classe più elevata aggiungevano sa mantilla, mentre is massaias, più in basso nella scala sociale, soprapponevano su panniciu de colori.
 
A cura di: Vanessa Garau - Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis

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