Eleganza espressa nei particolari e nelle rifiniture dell’abbigliamento femminile: così le donne della regione del Sulcis confezionavano i loro abiti, per proteggere i tessuti da urti e strappi. L’orlo della gonna veniva sempre rafforzato con una striscia di tela, “s’ampoia”, per renderlo più solido e tutta la circonferenza era protetta da un bordo in raso o altro tessuto, detto "su cichinachi”, visibile esternamente e particolarmente funzionale. Bisogna considerare infatti che le gonne erano lunghe quasi a sfiorare il suolo e non era buona cosa che il tessuto di cui erano fatte si logorasse. Il bordino, a volte ruvido, in stile spazzolino, rispondeva ottimamente a questa esigenza in quanto poteva essere sostituito con l’usura, preservando il tessuto dal deterioramento. Al di sopra de s’ampoia veniva cucita una larga balza di rigida tela grezza detta “su pann’e asu”, che rendeva la gonna più ampia mentre l'effetto vaporoso era garantito da "s’oru a sciuria musca” ovvero "scaccia mosche", un orlo imbottito, considerato quasi un eccesso. Il suo significato si rifà alla più tipica espressione "avere le mosche" ossia attirare l'attenzione, farsi notare! Allo stesso modo la giacchetta, su gipponi, presentava una bordatura sia nella parte bassa che lungo la scollatura e ciò la rendeva più raffinata.
Nelle foto si possono osservare abiti antichi, da cui si evincono i particolari sopra descritti, orlature, bordi e rifiniture. La riproduzione dell’abito tradizionale deve pertanto tenere conto di queste componenti per essere il più possibile fedele ai modelli del passato.


A cura di: Vanessa Garau Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis