NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
22
Wed, Jul
0 Nuovi articoli

Carbonia. Francesco Montanari con “Processo a Shylock” conclude la rassegna “Notti a Monte Sirai”

Ritagli
Aspetto
Condividi

Ultimo spettacolo sabato prossimo, sempre alle ore 21.30, per la rassegna Notti a Monte Sirai, organizzata per conto dell’amministrazione comunale dall’Associazione Enti Locali per lo Spettacolo. Un cartellone che ha fatto registrare finora un indubbio successo di pubblico, sia per lo spettacolo della Banda Osiris sia, in particolare, per la performance di Lella Costa: «Per “La vedova Socrate” abbiamo staccato un numero superiore di biglietti – spiega Augusto Tolari, che cura il botteghino per conto dell’organizzazione – rispetto alla data della Notte dei Poeti di Nora, una manifestazione che ha il vantaggio di andare in scena a due passi dall’area più popolosa della Sardegna». Si conferma insomma l’amore di Carbonia e del Sulcis per il palcoscenico, ciò che ne fa una piazza seconda solo alle “capitali” del Capo di Sotto e del Capo di Sopra.

A concludere il trittico di rappresentazioni sarà Francesco Montanari, volto fra i più rappresentativi degli schermi e del teatro degli ultimi anni, alle prese con un testo curato da Tommaso Mattei: “Processo a Shylock” è il titolo della produzione Aida Studio, che andrà in scena domani a Nora in prima nazionale e a Carbonia in prima replica. Sulle pietre della scena dell’anfiteatro ci saranno anche i musicisti Nico Gori, ai saxofoni e al clarinetto oltreché compositore delle musiche, e Massimo Moriconi, che suonerà contrabbasso, basso e elettrico e chitarra basso.

Shylock è proprio lui, l’immortale personaggio creato da Shakespeare nel “Mercante di Venezia”, l’ebreo che presta denaro con l’interesse ed è perciò disprezzato dal mondo esterno al Ghetto in cui in riva alla laguna quelli come lui sono confinati. Un plot che, come pure in altri casi, prende spunto da un’opera della letteratura italiana: è tratta infatti dalla raccolta di un misterioso novelliere italiano, tal ser Giovanni Fiorentino che, nella seconda metà del secolo XIV, compose “Il Pecorone”. La trama del “Merchant” ricalca quella della novella “Il Giannetto” che Shakespeare dovette probabilmente conoscere dalla traduzione inglese di un’opera di Alexandre Sylvaine, che ne ricalca la trama, pubblicata in Inghilterra proprio nel periodo in cui egli poneva mano alla stesura del testo. Altra fonte individuata dagli studiosi è “The Jew of Malta” (“L’Ebreo di Malta”) di Christopher Marlowe, anch’essa contemporanea, che contiene la vicenda della figlia di un ricco giudeo che si innamora di un cristiano come nel “Mercante” ed ha un marcato carattere antisemita.

L’antisemitismo aveva fatto registrare una grave fiammata nell’Inghilterra elisabettiana, proprio negli anni appena precedenti la redazione delle due opere ma se il personaggio di Barabba – il nome è già tutto un programma – disegnato da Marlowe ha la caratterizzazione spietatamente grottesca di “contenitore” di ogni nefandezza, Shylock resta uno dei più classici personaggi shakespeariani, ricco di sfumature cangianti a seconda della luce da cui viene illuminato, capace di suscitare le letture più disparate, a partire dal dibattito sempre aperto sul “tasso di antisemitismo” contenuto nella figura del mercante ebreo. Egli può dire, parlando di Antonio: «Come somiglia a un servile pubblicano! Lo odio perché è cristiano; ma di più perché nella sua bassa ingenuità presta denaro gratis e ci abbassa il tasso d’interesse qui a Venezia. Se riesco una volta a prenderlo di fianco potrò saziare il vecchio rancore che gli porto. Lui odia la nostra sacra nazione e inveisce proprio dove più si radunano i mercanti, contro di me, i miei affari, il mio ben meritato profitto, che lui chiama interesse. Sia maledetta la mia tribù, se gli perdono!» e, più avanti: «Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, un ebreo, organi, membra, sensi, affetti, passione? Non è nutrito dallo stesso cibo, ferito dalle stesse armi, assoggettato alle stesse malattie, curato dagli stessi rimedi, riscaldato e raffreddato dallo stesso inverno e dalla stessa estate, come lo è un cristiano? Se ci pungete, non sanguiniamo? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo? E se ci fate torto, non dovremo vendicarci? Se siamo come voi per il resto, vogliamo assomigliarvi anche in questo. Se un ebreo fa torto a un cristiano, che benevolenza ne riceve? Vendetta. Se un cristiano fa un torto ad un ebreo, che sopportazione avrà questi, secondo l’esempio cristiano? Chiaro, vendetta! La malvagità che m’insegnate io la metterò in opera, e sarà difficile che non superi chi m’ha istruito».

In questa problematicità, che è caratteristica non del solo Shylock ma dell’intreccio nella sua totalità, si inserisce il lavoro di Mattei e Montanari: «Un testo difficile e misterioso – così viene presentato – che costringe a un’avventura sincera e senza possibilità di fuga e ci mette di fronte alla complessa contraddittorietà dell’umano, alla sua incapacità di costruire un mondo adeguato ai suoi struggenti desideri. Giovani innamorati e nobili gaudenti, mercanti cristiani e usurai ebrei, belle ereditiere e servi deformi, tutti si preoccupano della propria sopravvivenza e della propria felicità, difendendo con feroce determinazione il proprio ideale di vita come l’unico possibile, calpestando la tolleranza e confidando ciecamente nel potere del denaro. Shakespeare ci regala un formidabile affresco della natura umana e il mondo che ci sembra così equilibrato, chiaramente diviso in buoni a malvagi, colpevoli e innocenti, eletti e reietti, mostra le sue crepe e si rivela fragile, precario e relativo. Solo rinunciando alla tentazione di fermare la vita con l’acquisizione di labili certezze, si riesce ad abbracciare il senso profondo dell’opera: una grande tenerezza per la feroce ma anche disarmata lotta per l’esistenza che accomuna tutti, al di là di ogni razza, censo o dote di natura e dunque la profonda necessità della tolleranza e del rispetto reciproci che tutti i personaggi della vicenda sembrano ostinatamente voler rifiutare».

Giovanni Di Pasquale

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Iscriviti!! E' Gratis

Iscriviti attraverso il nostro servizio di abbonamento gratuito di posta elettronica per ricevere le notifiche quando sono disponibili nuove informazioni.
Pubblicità