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Minchia signor tenente.

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Nel dicembre del 1978 il Tg1, disse: due carabinieri sono stati trucidati dai terroristi, a Torino. Uno, mi pare, si chiamasse Lanza. L'altro era Salvatore Porceddu. Inequivocabilmente sardo. Anzi, di Sini e nipote di un amico di famiglia. Se prima, tutti quelli che erano caduti ( Moro a parte), non avevano lasciato alcun segno importante in uno che stava per compiere 13 anni, quella volta non fu così. Non poteva essere così. Ricordo il funerale di Salvatore, che non conoscevo, e una marea di persone. Veramente un numero impressionante . Se prima di allora, ripeto, Moro a parte, la particolare situazione che stava vivendo la nazione, non mi aveva creato grossi disturbi, l'omicidio di Salvatore Porceddu lasciò in me, ( non solo in me) un segno non dilavabile. Come è giusto che fosse e sia.Minchia signor tenente, anche se l'omicidio di quel giovane carabiniere avvenuto ieri, è dovuto ad altre cause, è sempre un rappresentante dello stato che si è sacrificato. Ma la più sacrificata è la moglie. Minchia signor tenente, oggi è il 27 luglio del 2019 e sono pervaso da un senso di inquietudine. Minchia signor tenente, nonostante abbia diverse cose da portare avanti, anzi, alcune sono già praticamente confezionate, non riesco a descrivere con esattezza il mio stato d'animo. E, comunque,oggi, non ho voglia di continuare a farle correre. Riafforano in maniera dirompente i ricordi del dicembre del 1978. Minchia signor tenente.

Marcello Atzeni

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