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Sant'Antioco. Seconda giornata di Monumenti Aperti. Un bene nostro (commento di di Giuliano Volpe)

Attualità Locale
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Seconda giornata a Sant'Antioco di Monumenti Aperti. Il programma prevede oltre ben due novità nel folto carnet di beni visitabili (i menhir “Su Para e sa Mongia” e il nuraghe “S’Ega e’ Marteddu” di Maladroxia)

Seconda giornata a Sant'Antioco di Monumenti Aperti. Il programma prevede oltre ben due novità nel folto carnet di beni visitabili (i menhir “Su Para e sa Mongia” e il nuraghe “S’Ega e’ Marteddu” di Maladroxia), ma anche perché quest’anno i visitatori potranno fare affidamento su diverse attività collaterali che arricchiranno questa due giorni all’insegna della cultura. Spazio, dunque, alla Musica al nuraghe, sabato alle 19.30 al Nuraghe S’Ega ‘e Marteddu, proposta dall’Associazione “Ottovolante Sulcis”; al Percorso botanico, sabato dalle 16 alle 20 e domenica dalle 9 alle 13, nella Torre Canai, in compagnia dell’Associazione Culturale “Arca di Noè”; al “Racconto di Ciundi” di Dario Siddi con accompagna­mento musicale, domenica alle 19.30, nella Tomba dei giganti Su Niu e Su Crobu, a cura dell’Associazione “Il Calderone”; al Contest fotografico, seguito dai volontari del Servizio Civile Nazionale - progetto “Isola dei Te­sori”; ai Tour guidati in lingua, Info Point itinerante in Piazza De Gasperi, con gli studenti del Liceo Scien­tifico “E. Lussu”.

Senza dimenticare il Trenino turistico (gratuito) per le vie della città, con partenza da Piazza Cartagine, insieme agli studenti del Liceo Scienti­fico “E. Lussu”, e i menù tematici “Il Gusto della Storia”, i cui nomi riconducono al nostro meraviglioso patrimonio archeologico, ambientale e culturale, grazie ai quali sarà possibile degustare i prodotti tipici locali. Un’iniziativa che vede coinvolta la rete di bar, ristoranti e pizzerie di Sant’Antioco, grazie al supporto del Sulki. Centro Commerciale Naturale. E certo non mancheranno i “classici” (ben 18 i siti coinvolti in questa edizione) che caratterizzano l’offerta culturale antiochense: la Necropoli, l’Acropoli, il Museo Ferruccio Barreca, la Torre Cannai, il Museo Etnografico e il Villaggio Ipogeo, per citarne alcuni. Ma la grande novità è rappresentata dai menhir “Su Para e sa Mongia” (il Frate e la Suora), dei megaliti monolitici impiegati durante l’età preistorica come luoghi di culto, che saranno raggiungibili a piedi (con partenza dal Faro – Ponte Romano percorrendo la pista ciclabile), oppure (sempre dallo stesso punto) con le bici elettriche messe a disposizione dall’A.S.D. “I Due Leoni Isola di Sant’Antioco”.


Commento di Giuliano Volpe
Archeologo e accademico italiano, ideatore de ‘Il bene nostro’, Stati
generali della gestione dal basso del patrimonio culturale: una rete di
associazioni, fondazioni, società, cooperative,
In oltre vent’anni di attività ‘Monumenti Aperti’ ha seminato prima a Cagliari e in Sardegna, poi in tante parti d’Italia.
Ha seminato impegno, passione, interesse per il patrimonio culturale, voglia di conoscenza, legalità e partecipazione. Ha, in definitiva, seminato elementi di democrazia
vera. Lo ha fatto ben prima che a Faro, in Portogallo, il
Consiglio d’Europa presentasse nel 2005 il ‘manifesto rivoluzionario’ sul valore del patrimonio culturale per la società, non più inteso solo come ‘cose’ di interesse storico,
archeologico, artistico (così ancora le leggi italiane di tutela) ma come «un insieme di risorse ereditate dal passato
che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi
ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei
loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua
evoluzione». Una visione complessa e dinamica di patrimonio che attribuisce un ruolo centrale alle ‘comunità di
patrimonio’ intese come «un insieme di persone che attribuisce valore ad aspetti specifici del patrimonio culturale,
e che desidera, nel quadro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle generazioni future».
L’eredità (così come le radici), non è, infatti, un qualcosa
di statico, ma è una risorsa che va continuamente arricchita di nuovi significati. «Ciò che hai ereditato dai padri,
riconquistalo se vuoi possederlo davvero» è una celebre
espressione di Johann Wolfgang von Goethe.
L’Italia possiede un enorme un patrimonio diffuso in ogni
angolo del Paese e vanta anche una prestigiosa, secolare,
tradizione nel campo della tutela, del restauro, della legislazione. Ma tale tradizione rischia di spegnersi se non è
continuamente ravvivata dall’innovazione. Un detto di Gustav Mahler ci ricorda che «la tradizione non è conservare
le ceneri ma alimentare il fuoco». Prezioso è, pertanto, il
ruolo di chi lavora per tenere sempre vivo il fuoco del patrimonio culturale, aprendo le porte dei monumenti, dei
musei, delle biblioteche e degli archivi, facendo entrare
aria fresca e pulita nei luoghi della cultura troppo a lungo
considerati una sorta di ‘proprietà privata’ da una idea aristocratica e elitaria della cultura. Il patrimonio culturale, i
beni culturali, il paesaggio sono di tutti e devono essere
da tutti conosciuti e amati, difesi e tutelati, valorizzati e
trasmessi alle comunità dei prossimi secoli.
«Siamo stati abituati ad avere i monumenti, ma quello che
ci serve sono le case. Nei musei avevamo la Storia, ma
quello che ci serve sono le storie. Nei musei avevamo le
nazioni, ma quello che ci serve sono le persone»: così recita Il decalogo di un museo che racconti storie quotidiane
di Orhan Pamuk. Si tratta, cioè, di mettere al centro le
persone e non più solo le cose. Servono musei e monumenti nei quali tutti, bambini e anziani, italiani e visitatori,
possano sentirsi a casa, avendo il piacere di un’esperienza
di conoscenza e di crescita. Per questo l’attuale frontiera
è rappresentata dalla sperimentazione di nuove forme di
gestione, dal basso, in grado di valorizzare tutte le competenze e le passioni presenti in tutto il Paese, di migliorare
la qualità della vita, di offrire occasioni di lavoro qualificato, di sviluppo sostenibile, di economia sana. L’esperienza
di ‘Monumenti aperti’ è in tal senso preziosa.
Se volessi indicare, in conclusione, l’impegno principale di
‘Monumenti aperti’ direi che esso consiste nella costruzione di ‘comunità di patrimonio’, fortemente consapevoli
delle loro radici storico-culturali e aperte al futuro.
Giuliano Volpe, Archeologo e accademico italiano

Fonte sito del Comune

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