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Carbonia. Lavori negli ospedali e crolli, il direttore dell’ATS Moirano: Presto una commissione d’inchiesta sugli ultimi dieci anni

Attualità Locale
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«È intenzione della Direzione dell’ATS e della ASSL di Carbonia di dare avvio ad una commissione di indagine interna per fugare ogni dubbio riguardo le manutenzioni e i lavori (tempi e spese sostenute negli ultimi dieci anni) mettendo a disposizione di tutti i risultati». Così Fulvio Moirano, direttore generale dell’Azienda per la Tutela della Salute della Sardegna, all’interno di una lunga e articolata nota in risposta alle critiche piovute sulla sanità sarda a seguito del crollo del soffitto in locale attiguo alla sala operatoria del CTO. Nel testo non manca una perfida stoccata alla gestione della ASL di Carbonia da parte dell’ex direttore generale Maurizio Calamida, indicato dai Riformatori Sardi negli anni del governo regionale di centrodestra: «Occorre ricordare – scrive Moirano – che proprio nell’Area Socio-Sanitaria di Carbonia, durante il governo Cappellacci, sono state rilevate gravi irregolarità (danno erariale) da parte della Corte dei Conti in merito ad alcune acquisizioni infrastrutturali che hanno determinato spese per circa 4 milioni euro (considerando anche gli interessi circa 6). Somme che oggi avrebbero potuto essere destinate per interventi di manutenzione in strutture ospedaliere e territoriali».

Il direttore generale dell’azienda con sede a Sassari, numeri alla mano, respinge le richieste provenienti da alcune parti politiche di Iglesias, affinché il CTO ottenga lo status di presidio ospedaliero di I livello con sede di Dipartimento di Emergenza e Urgenza di I livello, mentre la riforma della rete ospedaliera, non ancora entrata in vigore, prevede questa opzione per il solo Sirai e rilancia il progetto dell’ospedale unico del Sulcis Iglesiente: «Il decreto ministeriale n. 70 – questi gli argomenti – prevede questa possibilità per un bacino di popolazione compreso fra 150.000 e 300.000 abitanti. L’Area Socio-Sanitaria di Carbonia ha una popolazione pari a 126.324 abitanti e, considerando anche le proiezioni demografiche dell’Istat che non ipotizzano certo una crescita per i prossimi 50 anni, l’assistenza ospedaliera dovrebbe essere operata per mezzo di un ospedale di base. In realtà, ad oggi, l’area di Carbonia evidenzia la presenza di tre stabilimenti (Sirai, Santa Barbara e CTO) caratterizzati tutti da un alto indice di vetustà, mentre la riforma della rete ospedaliera, approvata dal Consiglio regionale lo scorso ottobre, assegna all’Area di Carbonia un presidio ospedaliero di I livello suddiviso su due stabilimenti. Valutando corretta la scelta del DEA di I livello, anche in considerazione delle specificità del territorio, una riflessione all’insegna dell’efficienza e dell’economicità presupporrebbe la realizzazione di un ospedale unico. In merito occorre ricordare che le stime elaborate prima della nascita dell’ATS (anno 2014), riguardo l’impatto economico proveniente dalla costruzione del nuovo ospedale unico del Sulcis Iglesiente, riportano efficienze per circa 30 milioni di euro l’anno».

Moirano rivendica i risparmi nella spesa farmaceutica, pari a più di 12 milioni nel 2017, in virtù di un «lavoro sull’appropriatezza prescrittiva che vede coinvolti tutti i medici prescrittori»e respinge anche le accuse di favorire le aree forti della regione a scapito delle periferie: «Per la Direzione ATS – spiega – nessun territorio della regione è considerato marginale, anzi, esattamente l’opposto. Le politiche di assistenza sanitaria che si sono succedute negli anni caratterizzate da un’alta offerta di carattere ospedaliero hanno di fatto drenato fondamentali risorse per tutte quelle attività di prevenzione, promozione e presa in carico dei pazienti sul territorio. Attività quali la lungodegenza e l’assistenza domiciliare sono da sempre di gran lunga sottodimensionate rispetto alle reali esigenze. Di conseguenza, in un contesto che vede anche un grave deficit economico da recuperare, la Direzione ATS è impegnata, sempre secondo i dettami normativi nazionali, a implementare un percorso di appropriatezza, attraverso una conversione di alcuni tipi di ricoveri ordinari in day hospital nonché la conversione di ricoveri day hospital in prestazioni territoriali, che consenta di recuperare le risorse necessarie per l’assistenza là dove essa è necessaria».

(Redazione)

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