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Nuxis. Presentato il libro “Come un avvoltoio”.

Attualità Locale
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Ha avuto un buon successo di pubblico la presentazione svolta nella serata di venerdì 13 aprile nel centro sociale del volume Nuxis di “Come un avvoltoio”, opera dell’arzillo Giulio Nonnis (classe 1935), attraverso il quale l’autore racconta i fatti che nel 1937 sconvolsero non solo la piccola comunità del Basso Sulcis ma l’intera zona.
E' stato il sindaco Pier Andrea Deias ad aprire la serata che ha generato nei presenti emozioni forti e contrastanti, che oltre ai saluti di rito ha invitato i presenti a non aver paura, per quanto possa essere dolorosa, della storia passata. A coordinare i lavori l’editore Paolo Cossu, che ormai giunto alle soglie del duecentosettantesimo libro pubblicato, ha ammesso di aver riletto per ben quattro volte l’opera che ha definito profonda e toccante.
Il professor Giovanni Murgia, docente di storia moderna dell’Università di Cagliari, ha brevemente riassunto la parabola di Dòmini Diana, che dopo aver vendicato un torto subito si diede alla macchia generando una spirale di violenza fino ad allora inaudita per tutta la zona del Sulcis e che fortunatamente non si è mai più ripetuta.
L’autore emozionatissimo si è limitato a ringraziare chi gli ha dato una mano d’aiuto a portare a compimento il suo lavoro ed ha voluto dedicare un pensiero alle vittime, “colpevoli” o innocenti di quella tragedia, che come evidenziato in precedenza dal vicesindaco Michele Fanutza ha segnato in maniera profonda l’intera comunità per tantissimo tempo, e si è augurato che possano nascere sereni confronti e nuove amicizie. A Claudia Serra, educatrice e presidente del gruppo folk Sant’Elia, l’onere di chiudere la presentazione di quest’opera con una amara riflessione sulla vita del “protagonista” che trae spunto da alcune considerazioni riportare dall’autore.
Il lavoro di Giulio Nonnis non ha alcun intento romanzesco come invece potrebbe apparire a chi non conosce minimamente i fatti narrati, ma nasce con l’intento di mettere ordine e riportare alla giusta dimensione le vicende che lui stesso ha sempre sentito raccontare fin da bambino – come del resto tanti sulcitani nati fino agli anni 70 – e che col tempo rischiavano di essere dimenticate o peggio ancora travisate. Considerando che la documentazione scritta prodotta dalle autorità è assai scarsa e la stampa del tempo era censurata, l’autore per circa 20 anni ha raccolto dalla viva voce di molti protagonisti, diretti e indiretti, diverse versioni degli eventi e per poi confrontarle e provare a ricostruirne una più realistica o quantomeno verosimile.
Sono tanti gli elementi che rendono quest’opera avvincente ad iniziare dal linguaggio utilizzato che è limpido e diretto, praticamente identico al modo di raccontare dei nostri anziani. Le scene narrate (sparatorie, attentati, fughe rocambolesche) talvolta ricordano i migliori thriller americani, ma è risaputo che la realtà può essere così assurda da superare anche la più fervida immaginazione. In alcuni passi e senza mai prenderne le difese l’autore prova a fornire una spiegazione alle azioni efferate commesse dal “protagonista”, il quale era certamente consapevole del male che arrecava alle vittime e a tutta la sua comunità di appartenenza (in tanti finirono addirittura al confino o incarcerati) nel suo tentativo di ritrovare la libertà perduta. A ciò si deve aggiungere la discreta abilità dell’autore nel sintetizzare il sorgere della città di Carbonia e le difficili condizioni sociali ed economiche del Sulcis degli anni 30 che con i suoi panorami, perfettamente descritti tanto che chi conosce il territorio non farà fatica ad immaginare le scene con tutta la loro drammaticità, sono lo sfondo di questa triste vicenda.
Roberto Pinna

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