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Sant'Antioco. Giornata mondiale a difesa dell'infanzia nel tempo del Covid-19. Rifessione della responsabile del Servizio Politiche Sociali, Antonella Serrenti

Attualità Locale
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Ieri, venerdì 20 novembre, si è celebrata la giornata mondiale della pace che quest’anno ha avuto un significato “ancora più importante e particolare”, a causa del difficile momento causato dalla pandemia. Per i giovanissimi, infatti, “che soffrono più di chiunque altro le tante limitazioni imposte dalla crisi sanitaria, è oggi più importante che mai pensare a un futuro oltre il Covid-19″. Queste sono le parole di Unicef, che per questo ha promosso a livello mondiale una serie di iniziative per ricordare i diritti dell’infanzia, nella 31esima Giornata ufficiale. Il Comune di Sant’Antioco propone l'interessantissima riflessione della responsabile del Servizio Politiche Sociali del nostro Comune, Antonella Serrenti che pubblichiamo.
"Grazie alla Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the rights of the Child – CRC), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata in Italia il 27 maggio 1991 con la Legge 176, oggi tutti i bambini hanno gli stessi diritti, a prescindere dal loro luogo di nascita, religione, lingua o condizione sociale. ...che meraviglia e che emancipazione sociale, verrebbe da pensare! E ci verrebbe naturale anche pensare, e questo è giusto e sacrosanto, ai bambini che abitano in paesi lontani dai nostri per cultura ed economia, deprivati dei minimi comfort, costantemente minacciati negli inviolabili diritti di cui ciascun bambino è portatore. Oggi, 20 novembre, ricorre la Giornata mondiale dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Una giornata importante e carica di significati per chi, come me, per una vita ha creduto nei valori semplici ma efficaci e potenti dell’ “Istituzione Famiglia” e investito anni di lavoro e studio nel credo pedagogico e sociale. Ed oggi, di fronte ad una giornata come quella che dovremmo celebrare, la vivo personalmente come una giornata tristissima, un fallimento personale, sociale ed istituzionale! Il pensiero è rivolto oggi ai tanti bambini e adolescenti, deprivati dei propri diritti, in particolare al Sacro diritto ad una famiglia. Il pensiero è rivolto a loro, bambini e adolescenti della nostra piccola comunità, della nostra Regione, della nostra Italia ed Europa, paesi per definizione evoluti, ai quali troppo spesso non si riesce a ridurre i rischi di allontanamento dai propri genitori troppo fragili o negligenti, privi di rete familiare, parentale o amicale che possano supportare. E non si tratta di famiglie in condizioni di povertà economica, mi piace dirlo per chi potrebbe o vorrebbe banalizzare la riflessione. Non si allontanano i bambini dalle famiglie perché queste non si possono permettere abiti o cibo o libri! I motivi sono sempre altri e sono sempre molto complessi e pregiudizievoli per i bambini. Per tutelarli e garantire loro incolumità, istruzione, affetto e salute psichica e fisica, si è costretti troppo spesso a scegliere (dolorosamente) la strada delle comunità.
Non me ne vogliano gli operatori delle comunità o case famiglie per minori, a volte la scelta è costretta, ma personalmente non credo nell’investimento educativo e formativo delle strutture, rispetto al potere dell’Istituzione famiglia, sia d’origine che non. Decidere che un bambino deve essere allontanato dalla propria famiglia, perché tutti i tentativi investiti sono falliti (interventi educativi, sostegni professionali alla genitorialità, interventi domiciliari massicci di supporto), presuppone, oltre che ingenti spese economiche, investimenti professionali ed emotivi e di grande responsabilità. Ma bisogna farlo. E’ necessario farlo! E’ deontologicamente scorretto non assumersene la responsabilità. Anche rischiando rivendicazioni non meritate. Personalmente tale rinuncia sarebbe anche la rinuncia ad un progetto di vita personale professionale di una vita intera.
So che molti di quelli che leggeranno saranno tentati, forse qualcuno lo farà, ad emettere sentenze sulla negligenza o superficialità dei servizi sociali, dei servizi scolastici e sanitari, sempre responsabili di tante disfatte! Affinché questa riflessione non venga banalizzata mi piacerebbe chiedere a ciascuno di loro, a ciascuno di noi, chi ha mai dedicato solo una piccola attenzione a favore di famiglie in difficoltà e fragili, magari solo "qualche volta", per far fare una semplice merenda ai bambini di queste famiglie, magari compagni dei nostri figli. Accoglierli a pranzo o a cena, "qualche volta", permettergli di fare i compiti con noi o con i nostri figli per chi ne ha, sempre "qualche volta", magari leggere una storia o guardare un cartone insieme, portarli al mare con i nostri figli "qualche volta". A volte basta “qualche volta”. Io stessa, non mi vergogno, quinta figlia di madre fragile di salute, ho avuto una seconda mamma, che nonostante gli anni trascorsi sento ancora mia. La mia “Zia Giovanna”, zia per definizione ma non per parentela, semplicemente una vicina di casa, che "qualche volta" mi accoglieva nella sua casa, in particolare nei momenti in cui mia madre non stava bene. Quanti panni ho visto lavare a mano da quella donna! ...nel frattempo che lei lavorava alle sue cose, anche lei madre di altri cinque figli, io mi dedicavo ai compiti o al gioco. "Qualche volta" era lei che chiamava il medico per mia madre e che istruiva mio fratello a cucinare per preparare il pranzo.
Quando invece mia madre stava bene, donna di straordinaria intelligenza emotiva, era lei che "qualche volta" accoglieva i figli degli altri, anche solo per una merenda o un pensiero gentile. Era lei che disinfettava le ginocchia sbucciate di tanti bambini del vicinato, che amavano essere curati da sig.ra Elvira. E in ogni piccolo quartiere si assisteva a questi piccoli miracoli straordinari. E’ solo un esempio, forse banale, forse troppo semplicistico, ma vero e presente! Era proprio la presenza di queste famiglie, nella loro semplicità, a fungere da “controllore sociale”, e garantire esempi necessari per la crescita dei bambini e dei ragazzi. ...e non si pensi che all’interno di queste piccole organizzazioni, così potenti nelle intenzioni spontanee, non vi fossero problemi o difficoltà. ...ce n’erano eccome! In molte di loro anche tante disgrazie, ma il valore dei figli, di tutti i figli e non solo i propri, era sacro!
La verità è che l’evoluzione culturale ed economica, che ha vissuto la mia generazione, non è stata proporzionale ad una crescita di valore e di competenza sociale. Ci siamo “disumanizzati”, allontanati da quelli che erano i valori forti di vicinato e di comunità, quelli che, con semplici esempi e piccole attenzioni, diventavano per i più piccoli punti di riferimento imprescindibili per i propri progetti di vita futuri.
I servizi da soli, senza una rete di comunità non ce la possono fare!
Con “qualche volta” ognuno di noi può fare tanto. Sarebbe bello riprovare ad essere presenti!
Quella di oggi vuole essere uno spunto di riflessione. Abbiamo bisogno di idee ed energie innovative per garantire a tutti i nostri bambini tutti i diritti di cui sono portatori, e per alcuni di loro scongiurare che possano essere allontanati dalle proprie famiglie d’origine. Ma per fare questo dobbiamo limitarne i rischi. Se ciascuno di noi adottasse un “qualche volta” elevandosi, sono certa che potremmo fare tanto e, magari, vivere questa Giornata mondiale dei diritti dei bambini e degli adolescenti con maggiore leggerezza nel sentirci protagonisti attivi di una comunità che esprime con consapevolezza la propria presenza. Di certo ognuno di noi "qualche volta" può!"

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