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Carbonia. Successo la sera di Natale per il gospel di JP & the Soul Voices

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A caccia di impressioni, dopo aver assistito al Teatro Centrale allo spettacolo del JP & the Soul Voices, tappa di Natale della “Gospel Explosion” 2019, si fa largo l’aggettivo “pertinente”. Nella proposta di Progetto Evoluzione che, in questi ultimi giorni dell’anno sta portando l’ensemble della Florida su e giù per la Sardegna, ad essere messi in gioco nella maniera più – per l’appunto – pertinente sono stati i valori del canto africano americano, perno di un modello costruitosi lungo i secoli che, dalla deportazione schiavistica, conducono ai giorni d’oggidì nei quali si presenta in uno spettro di innumerevoli generi, stili, etichette dello show business. Il reverendo Polk – JP sta infatti per John Polk – e i suoi adepti hanno saputo darne un esempio sintetico estremamente efficace, stilisticamente compatto, dispiegato comunque in pieno e pregnante relax.
250dic. gospel carboniaLe quattro voci, alle quali si è aggiunta per due exploit applauditi con standing ovation quella della giovane batterista, hanno dato corpo estetico a un significativo modello di “famiglia” vocale, sia nei momenti stilistici, sia negli impasti corali, con ricchezza di estensione e di timbro, sostenuta da una impeccabile sezione ritmica.
Un brano in particolare, eseguito a metà del concerto, ha dato conto del grande lavoro sui valori della tradizione canora che, lungo gli anni, hanno effettuato le Soul Voices di JP.
Sopra una cadenza che accostava certo blues neworleansiano al calypso delle dirimpettaie sponde caraibiche, è andato ad innestarsi un sound di marimba uscito dalla tastiera; via via la cifra ritmica si è ispessita, chiudendo il cerchio in direzione afro-beat. In un clima di denso feeling le voci si muovevano con incedere agile, leggero, ai confini della nonchalance. In altri momenti il funky ha fatto l’occhiolino alla dance di fine Seventies, terreno scivoloso che JP e i suoi hanno attraversato tenendosi alla dovuta distanza dai facili costumi del pop e dei generi più commerciali.
Così, senza scostamenti di sorta dal repertorio churchy, hanno offerto al pubblico che ha riempiti platea, galleria e palchi una serata di entertainment di alta qualità, anche per la grande abilità del reverendo nel coinvolgere il pubblico nella performance.
L’apoteosi di “Happy Day”, immancabile bis, ha suggellato l’intesa affettuosa creatasi fra la band e la folla degli entusiasti della “Gospel Explosion”.

Giovanni Di Pasquale

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