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Carbonia. Una via della città dedicata a Gisella Orrù: una scelta condivisibile

Attualità Locale
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Una via della città dedicata a Gisella Orrù: una scelta condivisibile 

Condivido appieno la decisione dell’amministrazione comunale di dedicare una via a una donna della nostra città e condivido massimamente la scelta di dedicarla, specificamente, gisella orrùalla memoria di Gisella Orrù, dalla cui tragica morte ricorrono in questi giorni i trent’anni.
Il sindaco Paola Massidda l’ha annunciato oggi in un post su Facebook: un complesso ragionamento sulle motivazioni di questa scelta che legano la triste vicenda di cronaca alla storia della città, con un’efficace digressione capace di agganciare il clima della fine degli anni Ottanta alla contemporaneità.
Sono, questi, giorni difficili e lo sono, decisamente, nel cuore di tutti i cittadini di Carbonia. Così non era – come ben tratteggia Paola Massidda, mia coetanea e dunque maturata nel contesto di quella temperie – in quel principio d’estate del 1989. Nonostante certe avvisaglie, la città viveva nella allucinazione di un futuro in cui il tracollo del sistema economico-sociale sarebbe stato rimandato sine die. Tutti sapevano che il sistema era mollemente adagiato sulla propria insostenibilità – che per altro fino a poco tempo fa qualcuno ancora aveva la sfrontatezza di rimpiangere – ma nessuno osava né dirlo né fare in modo che i danni fossero limitati. Come spesso è purtroppo accaduto dalle nostra parti negli ultimi tempi, il pensiero della classe dirigente ebbe allora una gittata corta: i cittadini, in particolare i beneficiari di tanto spreco, non se ne diedero cura, illusi dalla serenità di chi invece avrebbe dovuto essere più che allarmato.
Che cosa ha che vedere l’omicidio di Gisella Orrù con queste considerazioni relative al sistema produttivo e ai suoi effetti sulla vita delle persone e della collettività è presto detto e ci si dovrebbe altresì meravigliare del contrario: del tentativo, cioè di isolare il caso di cronaca nera dentro la pagina di giornale a ciò destinata.
Così non può essere e la ricorrenza, triste, tristissima, potrebbe essere l’occasione per la città, soprattutto quella che ha vissuto quei giorni e quegli anni, per un profondo esame di coscienza, che è mancato allora, è mancato in altre circostanze nodali, è mancato quasi sempre, nella nostra città, troppo presa per costituzione e difetto a vivere il presente e a pensare al passato remoto, giammai al passato prossimo.
È presto detto, dunque. Dov’erano gli adulti, i maestri, le figure di riferimento, e dove sono, quando una gioventù perdette e perde la bussola? Pensavano e pensano ad altro, finsero e fingono di non vedere mentre osservavano e osservano e si volsero, si volgono altrove: agli interessi, all’effimero, al nullismo. È stato così allora, è così oggi che si torna a parlare di giovani a Carbonia come di un problema, e sarebbe strano, aspirata un poco dell’aria che tira che non lo fossero. Ma, come allora, la risposta è superficiale: perché crede solo nella salvezza individuale, familiare, al limite di clan. Non crede nella salvezza di un intero popolo: quel popolo – qui il sindaco coglie veramente il senso della storia di Carbonia – che è il vero unico personaggio della nostra storia. Il solo protagonista, il solo vincitore della battaglia per la sopravvivenza di una città nata solo per soddisfare un’esigenza transitoria e la propaganda di regime: finita la guerra, Carbonia sarebbe morta, comunque fosse finito il conflitto, se non fosse stato per il suo popolo.
Quel popolo, salvatosi dalla sciagura rischiata, ha perso la bussola, fino a sprofondare nella tragedia dell’indifferenza costata cara a Gisella Orrù.
Dobbiamo cambiare, dobbiamo iniziare subito, domani, anzi: oggi. Carbonia muore perché si spopola ma è già morta se non ritrova il seme della sua sopravvivenza: il suo essere, il suo poter essere solo un unico popolo.

Giovanni Di Pasquale

Di seguito il post del sindaco di Carbonia Paola Massidda.

Qualche mese fa ragionavamo sull’intitolazione di una via della nostra città a una donna.
Fu proprio in quel cercare un nome che meritasse questa menzione, che ho pensato a Gisella Orrù.
Quel nome e quel viso sono scolpiti nella memoria di ciascuno di noi.
Sono trascorsi trent’anni da uno dei fatti di cronaca più tragici, nella breve esistenza della nostra città.
Proprio nel 1989, infatti, veniva uccisa Gisella Orrù, una giovane nostra concittadina finita nel mirino di criminali senza scrupoli che tentarono perfino di occultare il suo corpo. Una vicenda che l’indagine fin troppo breve e il contrastato esito processuale non hanno mai saputo chiarire, lasciando sul campo e dentro il cuore della città mille dubbi e il forte sospetto che non sia stato fatto tutto per consegnare alla giustizia chi forse fino ad oggi è ancora riuscito a sottrarvisi ed è ancora tra noi.
A Gisella Orrù questa Amministrazione Comunale, in occasione di questa triste ma significativa ricorrenza, intende dedicare l’intitolazione di una via di Carbonia.
È una scelta che abbiamo meditato e considerato in tutte le possibili implicazioni, a cominciare dalla singolarità, che sappiamo riconoscere, di una tale iniziativa.
Siamo partiti dalla considerazione che la storia di Carbonia non è un storia di personaggi illustri. La storia di Carbonia è la storia di chi ha alzato la fronte dalle fatiche quotidiane e ha guardato negli occhi la vita, la propria e quella dei propri figli e ha fatto una scelta precisa.
La storia di Carbonia ha un solo personaggio: la sua gente.
Il richiamo alla vicenda di Gisella è però un invito che noi rivolgiamo ai nostri concittadini e a tutte le donne e a tutti gli uomini che apprenderanno la nostra decisione, a non dimenticare la sua vicenda umana.
La Carbonia che accolse con sgomento il delitto di una ragazza che era nata ed era cresciuta in una città da sempre considerata sicura, quella Carbonia è assai diversa dalla Carbonia che a noi è toccato in sorte di abitare.
Era una Carbonia che viveva gli ultimi scampoli di quella che potremmo chiamare, citando il titolo di un celebre film francese, la “grande illusione”.
Una città ricca di redditi provenienti dal pozzo senza fondo – così almeno pensava allora la classe dirigente – delle Partecipazioni Statali, ebbra di un benessere facile e fasullo, convinta di aver trovato la chiave del proprio futuro in un sistema economico truffaldino e bugiardo: solo qualche anno dopo, nel primo scorcio degli anni Novanta, la realtà – la verità, verrebbe non a torto da dire – avrebbe presentato il conto.
Ma in quel principio d’estate di trent’anni fa, nessuno immaginava il crollo di quelle certezze.
Si è parlato di «sistema economico», poc’anzi: meglio sarebbe utilizzare l’aggettivo “socio-economico”. Perché è indubbio che quell’ambiguo apparato di elargizione di redditi abbia avuto un conseguenza anche sul lato sociale, del presente e del futuro dei cittadini di una Carbonia che qualcuno, con sventata audacia, non mancò di definire con un aggettivo tristemente in voga nell’Italia degli anni Ottanta: rampante. Abbiamo avuto modo tutti noi, almeno coloro che in quegli anni avevano già raggiunto l’età della cosciente osservazione del mondo circostante, di confrontarci con il crollo di quelle malsicure certezze.
In quella stagione ingannevole ebbe luogo il dramma di Gisella. Non intendiamo proporne l’emblematicità, ancorché non si sia trattato purtroppo di un evento isolato. È evidente ad ogni modo, per lo meno alla coscienza di chi non può e non vuole metterla a tacere, che quel doloroso evento ebbe come teatro una città moralmente rilassata: smarriti ormai da tempo i punti di riferimento della sua storia, alla ricerca di un’identità non più fondata sulla lotta per la sopravvivenza, Carbonia credette di marciare verso un futuro di benessere mentre brancolava nel buio del prossimo e a noi contemporaneo malessere. Quella giovane vita spezzata dalla crudeltà di alcuni e dall’indifferenza di tanti assomiglia forse a quella città di trent’anni fa.
Riflettere su chi siamo stati e su chi siamo oggi è fondamentale, nel momento più difficile della storia di Carbonia. Vogliamo prendere spunto da un ormai lontano fatto di cronaca nera che, ne siamo certi, non è stato dimenticato da nessuno di coloro che vi assistettero increduli e sgomenti. C’è un filo robusto infatti che lega quegli anni ai nostri: la crisi morale di allora si lega al disincanto contemporaneo. Si è discusso recentemente dei giovani della nostra città, se n’è fatta una questione di ordine pubblico, certamente da non trascurare, ma non è certo quello il nodo della questione.
Se la gioventù di trent’anni fa sorrideva ingenuamente agli inganni di un futuro impregnato di abbagli, la nostra cresce nella disillusione, nello scetticismo e siamo noi a inocularne in loro i germi. Carbonia ha certo bisogno di un nuovo traguardo ma non ci sarà domani se non finirà il “cupio dissolvi” che ci fa crogiolare troppo spesso nel vischio del malessere.
Come trent’anni fa abbiamo bisogno di verità da consegnare alle generazioni che reggeranno le sorti di questa nostra comunità. Con il gesto di ricordare oggi e per il futuro il nome di Gisella Orrù ci richiamiamo a questo bisogno di verità, necessario e vitale

 

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