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25
Mon, Jun

Carloforte. La LAVOC, un fondamentale servizio di pronto intervento per l’isola. Venticinque anni in prima linea

S.I. Oggi
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Un incendio? Una frana o un albero caduto? Bene, per questo e per qualsiasi altra incombenza, come una tartaruga marina o un falco da salvare, a Carloforte si digita il numero telefonico 0781/855940. Rispondono i volontari della L.A.VO.C. (Libera Associazione Volontari Carloforte) pronti ad intervenire per qualsiasi emergenza. Sono davvero volontari con la V maiuscola, anzi i caratteri dovrebbero essere cubitali. Non sono molti, sono poco più di una trentina tra uomini e donne, ma assolvono compiti che altri istituzionalmente dovrebbero attendere e ottemperare. Perché sull’isola di San Pietro, oltre 50 chilometri quadrati di territorio, non esiste una stazione dei vigili del fuoco e tanto meno una caserma delle guardie forestali. Così per ogni allarme di pericolo, per ogni incombente calamità sono loro i primi ad intervenire, per prestare soccorso a chi si trova in incalzanti difficoltà. Come è accaduto alla fine del mese scorso, quando durante il fortunale che ha colpito tutto il Sulcis, a Carloforte sono caduti diversi alberi (uno sul salone della parrocchia di San Pietro) volato un intero prefabbricato, franate diverse strade di campagna. E spesso, come in quei giorni, sono i soli ad adoperarsi per limitare i danni e ripristinare le situazioni. Giungere a Carloforte, e prontamente, è sempre un problema anche per i corpi dello Stato. Ma loro sono preparati, quasi tutti hanno frequentato diversi corsi, da quello di primo soccorso a quello per l’utilizzo del defribrillatore e soprattutto hanno un attestato per l’anticendio, per i lavori ad alta quota, per le situazioni ad elevato rischio.
Vanno avanti così da parecchio tempo, quest’anno compiono il venticinquesimo di attività. In tutti questi anni oltre a tantissimi interventi, solo quest’anno ne hanno compiuto una ventina, di normale (si fa per dire) routine, hanno fronteggiato da soli o con i vigili del fuoco non pochi incendi devastanti, hanno collaborato con i carabinieri, la capitaneria di porto per interventi particolari. Ma vanno avanti con qualche (è un eufemismo) problema. Gli stessi di 25 anni fa, anzi oggi ce n’è qualcuno in più. Nonostante che l’associazione abbia dato prova di sé, si sia affermata non solo sul territorio isolano (la Lavoc è stata chiamata ad intervenire anche in occasione di calamità nazionali) ed è iscritta all’albo regionale e nazionale delle associazioni di protezione civile, si trova a combattere con qualche altra incombenza. Tra i nove mezzi terrestri in dotazione, 8 forniti di modulo antincendio, più un furgone utilizzato per il trasporto di scale, pompe e altro, si lamentano, per esempio, che manca loro un baribbi (camion munito di serbatoio con capacità di almeno tremila litri). E in quanto a soldi non è che navighino nell’oro. Certo ricevono finanziamenti dalla Regione e in parte dal Comune, ma sono appena limitati, non foss’altro, per le scorte di carburante. Al di là di questo e delle soddisfazioni personali, nessuna gratificazione. Per dare un po’ di vivacità, di brillantezza alla vita sociale, che si traduce in convivialità, organizzano per conto proprio alcune manifestazioni come la “pedalata ecologica” che allestiscono ormai da diversi lustri. E poi c’è un’altra preoccupazione: i soci da un po’ di tempo sono sempre gli stessi, non c’è un ricambio generazionale, pochissimi i giovanissimi che chiedono di essere parte attiva nell’associazione. Il problema, lo ammettono loro stessi, è serio. Covando la speranza che si aggiunga qualche giovane continuano a stare all’erta e ad operare. Meno male che ci sono.

Nicolo Capriata

Sulcis Iglesiente Oggi