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Mon, Nov

Nella basilica di Bonaria di Cagliari, i carlofortini riuniti per la Madonna dello Schiavo

S.I. Oggi
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Una comunità non si distingue solamente perché i suoi membri condividono la stessa storia, seguono gli stessi usi, parlano la stessa lingua. C’è una identità anche nella fede. Venerdì scorso quattro pullman “carichi” di carlofortini, presente anche il Sindaco, si sono recati a Cagliari per assistere nel Santuario di Nostra Signora di Bonaria ad una messa in onore della Madonna dello Schiavo con al loro seguito la banda “Città di Carloforte - Angelo Aste” e il coro polifonico di Carloforte. Ad attenderli sul piazzale antistante la basilica quasi un migliaio di carlofortini residenti a Cagliari per assistere alla messa celebrata, manco a dirlo, dal carlofortino Mons. Giuseppe Luxoro. La chiesa gremita in tutte sue navate è stata una testimonianza di come appunto una comunità si identifica anche nelle pratiche e nelle celebrazioni religiose. La fede nella Madonna dello Schiavo tanto venerata e invocata dalla comunità isolana affonda le sue radici nella schiavitù che quasi mille carlofortini dovettero subire per cinque lunghi anni (1798 – 1803). Durante quel periodo di prigionia, esattamente il 15 novembre del 1800, un quindicenne carlofortino, tale Nicola Moretto, trovò nei pressi di una spiaggia sospesa tra un albero di datteri ed uno di limoni dolci il piccolo simulacro di una Madonna Nera. Lo prese con se e lo consegnò a Don Nicolò Segni, un prete carlofortino che s’era fatto schiavo volontario per assistere dando conforto spirituale e materiale ai suoi parrocchiani. Da quel momento tutti gli schiavi carlofortini si riunirono in gran segreto per invocare ai piedi di quella statua la libertà perduta. Quando furono liberati portarono con loro quell’effigie e a Carloforte vi eressero un piccolo tempio dove tutt’ora si trova. Il simulacro che presumibilmente era la polena, in legno di tiglio, di qualche bastimento è oggetto continuo di venerazione da parte dei carlofortini che ogni giorno in tanti si recano a trovarla per una visita brevissima nella sua dimora, dove forse le confidano le loro pene e le loro aspirazioni. Fra i tanti miracoli (non riconosciuti) attributi all’intercessione della Madonnina Nera forse il più grande è quello di consolidare il senso di appartenenza ad una comunità anche attraverso il consolidamento della fede. L’incontro dei carlofortini a Cagliari che è stato il prologo ai festeggiamenti in onore della Madonna ne è una dimostrazione. Festeggiamenti che sono proseguiti sabato con una messa nella chiesa di San Carlo alla quale hanno partecipato i cori di San Pio X di Iglesias e quello parrocchiale di San Giovanni Suergiu. Martedì c’è stato un incontro tra le comunità gemellate delle parrocchie di Carloforte e La Maddalena. Infine mercoledì giorno della festa della Madonna dello Schiavo c’è stata una messe solenne celebrata dal Vescovo di Civitavecchia Mons. Luigi Marcucci e la lunga e sentita processione per le vie della cittadina isolana.
Nicolo Capriata

Sulcis Iglesiente Oggi