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Sat, May

Carloforte. La visita di Mons. Foud Tawal, patriarca emerito di Gerusalemme. Testimonianze di pace dalla terra del Calvario

S.I. Oggi
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A Carloforte tutti lo conoscono e gli vogliono bene, quasi tutti lo chiamano Checco, in pochi lo indicano come Don Checco e nessuno gli affibbia il titolo di Monsignore quale lui è, essendo un canonico della chiesa di San Pietro a Roma. E Monsignor Checco Rosso, che ogni anno viene a trascorrere un breve periodo tra la sua gente, che mai ha dimenticato, questa volta ha portato con sé il Patriarca Emerito di Gerusalemme Mons. Foud Twal e ha illustrato ai suoi concittadini parte dell’opera che l’alto Prelato ha svolto in Africa e in Medio Oriente.
“Il Patriarca è un costruttore di pace – ha detto – In Giordania ha fondato una università dove giovani cristiani, mussulmani e ebrei studiano insieme e non bisticciano, vivono un’esperienza di crescita che pur nella loro diversità di fede, diventa un momento formativo molto forte che porta a costruire una società migliore, che trova nella pace tra le persone, una pace tra gli stati e quindi una pace tra i popoli, ed è questa la cosa più bella”. E che l’alto Prelato fosse un costruttore di pace lo si è capito subito nelle sue omelie, nelle sue dichiarazioni, nelle parole che ha proferito durante un incontro che le ha riservato l’amministrazione comunale per onorarlo. Lui non era mai stato a Carloforte, ma conosceva la storia della Madonna dello Schiavo, l’aveva saputa nel 2000 quando era Arcivescovo di Tunisi da una folta comitiva isolana che si era recata in Tunisia per ricalcare le orme degli avi. “Per me è stato un arricchimento” ha tenuto a precisare. Ha parlato anche della situazione e delle prospettive di Gerusalemme e della Terra Santa. “È una situazione purtroppo sempre eguale. Ho sempre detto – ha proseguito calorosamente – che è la chiesa del Calvario, è il Calvario per l’emigrazione dei cristiani, per la situazione politica, è il Calvario per l’occupazione, per i mille tipi di schiavitù. Ma non voglio essere sempre tragico, perché credo che vicino al Calvario ci sia una tomba vuota perciò, siamo anche la chiesa della resurrezione, della speranza nel futuro, dell’accoglienza, della solidarietà. In Giordania il 20% della popolazione è costituito da rifugiati: sono un peso e una benedizione. Hanno perso tutto, non hanno mai perso però la fede, l’amore per la Madonna e la speranza per un futuro migliore”. Poi un appello, ma nelle sue parole traspare anche una punta di amarezza: “Non mi rivolgo all’Occidente cristiano, perché l’occidente non è più cristiano, ma mi rivolgo ai cristiani dell’Occidente chiedendo di non dimenticare e di aiutare i fratelli del Medio Oriente della Chiesa madre di Gerusalemme”
È stata dunque breve, ma intensa e bella e soprattutto ricca di significati la visita che il Patriarca Emerito di Gerusalemme, ha fatto a Carloforte tra lo scorso venerdì e domenica mattina durante la quale ha celebrato la Messa nell’oratorio della Madonna dello Schiavo alla quale ha chiesto protezione per un futuro “con meno schiavitù, meno problemi, meno morte ma con più vita e più speranze”. Ha avuto un incontro con gli amministratori ed anche il tempo di visitare il museo multimediale.
Ad accompagnare Mons. Foud Tawal nella sua breve visita sull’isola c’erano anche Carlo Castalli, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori che è un’organizzazione di solidarietà, volontariato e promozione sociale senza alcuna finalità di lucro, della quale Mons. Rosso fa parte, e alcuni giornalisti della stampa cattolica.
Nicolo Capriata

Sulcis Iglesiente Oggi