La moda dei termini in inglese non risparmia l’economia, che anzi, forse più di altre discipline, esprime i suoi concetti mantenendo spesso la denominazione anglosassone. È il caso anche della “sharing economy”, termine di cui gran parte della popolazione italiana non ha mai sentito parlare. Questo almeno è quanto rivela una ricerca realizzata da Altroconsumo, presentata in vista di #ioCondivido, il primo Festival della sharing economy che si terrà a Milano il 24 e il 25 settembre. Lo studio rivela che oltre la metà degli intervistati non l’ha mai sentita nominare, mentre l’altra metà la conosce ma è diffidente e restia ad usarla. Vediamo dunque cosa si intende per sharing economy.
Partiamo da un presupposto fondamentale: nell’era di internet, l’economia non può non adattarsi ai cambiamenti, anzi proprio l’economia è obbligata a stare al passo coi tempi, è chiamata ad aggiornarsi continuamente, seguendo quelli che sono i nuovi stili dei consumatori. Ecco, dunque, che la sharing economy non è altro che un’evoluzione dell’economia del consumo che segue le nuove tendenze del mercato, riconoscendo in questo modo che essa per prima è una disciplina sempre viva, che risponde alle sollecitazioni del mondo esterno. Oggi si parla tanto di sostenibilità, reciprocità, rispetto dell’ambiente, lotta agli sprechi e tutti siamo invitati ad avere rispetto non più solo del prossimo, ma anche del creato che ci ospita e di tutto ciò che esso produce. L’uomo si è reso conto che non è il solo abitante della Terra: prima di lui, ma soprattutto dopo di lui, altri la abiteranno e lo faranno convivendo con miliardi di altre persone. È quindi arrivato il momento, prima che sia troppo tardi, di invertire la rotta e fare in modo che tutti, anche nel loro piccolo, soddisfino i loro bisogni, ma lo facciano in modo che l’ambiente venga rispettato, evitando lo spreco di risorse e, perché no, magari anche riuscendo a fare tutto ciò risparmiando sulle spese. La sharing economy fa riferimento a tutto questo e a molto altro ancora. Non è facile dare di essa una definizione senza trascurarne qualche aspetto. In generale, possiamo dire che l’economia della condivisione è un modello costituito da diversi elementi caratterizzanti, i più importanti dei quali sono la condivisione dei beni e servizi, la fiducia e l’aspetto relazionale. La sharing economy mette in relazione persone o organizzazioni in uno scambio alla pari, promuovendo forme di consumo più consapevoli basate sul riuso e la condivisione piuttosto che sull’acquisto e sulla proprietà degli stessi beni e servizi scambiati. L’esempio più noto è quello dello “car sharing”, la condivisione della macchina: più persone, anche sconosciute, ma che devono percorrere la stessa distanza in macchina, in cambio di un contributo per carburante e spese autostradali, si mettono d’accordo per viaggiare insieme. Esattamente quello che dice Papa Francesco nella sua Laudato si’. Nell’enciclica, il Pontefice auspica il raggiungimento di uno “sviluppo sostenibile e integrale” attraverso piccoli accorgimenti o “semplici gesti quotidiani” come “spegnere le luci inutili” o fare la raccolta differenziata, invitando, tra le altre cose, anche a "condividere un medesimo veicolo tra varie persone".
Il festival #ioCondivido nasce proprio dall’esigenza di far conoscere a quante più persone possibile, iniziando dalle più diffidenti, i vantaggi e le potenzialità di un modello economico, nato grazie al progresso tecnologico, ma capace di rispondere efficacemente alle sfide della crisi promuovendo forme di consumo più consapevoli.
Annalisa Atzei
