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Tradizioni. Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis, “Sa roba de a suta” (A cura di Vanessa Garau)

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“Sa roba de a suta”, Sulcis: Intimo femminile

Foto 1 web

Gli elementi di base nell’abbigliamento intimo della donna sulcitana comprendevano la camicia, i mutandoni, il bustino e un numero variabile di sottogonne. Questi indumenti erano bianchi e venivano confezionati utilizzando cotone, tela grezza o lino. La loro funzione era non solo intima ma anche strutturale. Preservavano il pudore e garantivano igiene, servivano a separare gli abiti (sia eleganti che giornalieri) dalla pelle. Inoltre assicuravano una certa traspirabilità, assorbendo il sudore e mantenendo fresco il corpo nella stagione calda. Allo stesso tempo proteggevano dal freddo invernale. La loro funzione strutturale era legata alla possibilità di dare forma al corpo, ottenendo una silhouette in linea con la moda del periodo ottocentesco.
La camicia, sa camisa, a diretto contatto con la pelle, arrivava fino al ginocchio e poteva essere in fine cotone se indossata con abiti eleganti o in tela robusta per l’uso quotidiano. Era a maniche lunghe e accollata.

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Le camicie raffinate presentavano ricami in più punti e polsi finemente lavorati, is pongitus, che fuoriuscendo dalle maniche del giubbetto, su giponi, impreziosivano l’abito.
A seguito dell’evoluzione nella moda vestimentaria si arrivò all’uso de is polanias ovvero maniche in cotone staccabili che simulavano la camicia intera. Questi manicotti venivano indossati insieme a una semplice camiciola a spalline corte. Coprivano la parte inferiore del braccio, lasciando libera la spalla ed erano assai pratici.
Sopra la camicia si indossava “su cossu” ovvero una sorta di bustino smanicato a forma di canotta, aderente quasi a comprimere il torace, con chiusura sul davanti. Quest’ultima poteva consistere in gancetti metallici o cordicelle che venivano annodate molto strette.

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Su cossu aveva funzione di sostegno dei seni e serviva a contenere e modellare il tronco. Era confezionato sia in cotone che in altri tessuti. Esistevano modelli a uso elegante, indossati per esempio in occasione del proprio matrimonio e altri, più semplici, a uso giornaliero.
Nel paese di Nuxis sono stati rinvenuti diversi bustini sia in cotone bianco che quadrettato nonché un elegante modello in tessuto damascato appartenuto alla signora Maria Antioca fanutza (20/01/1896-21/03/1975).
Al di sopra del bustino si metteva la sottogonna, sa fardetta bianca. Quella indossata insieme agli abiti di gala era piuttosto ricercata, in cotone, ampia e ornata lungo il bordo con pizzi e trine. La moda ottocentesca prevedeva che si indossassero più sottogonne sovrapposte per aumentare il volume della gonna elegante. Questa soluzione conferiva anche morbidezza all’abito, diversamente dal rigido effetto crinolina. L’inamidatura della sottogonna costituiva un ulteriore alternativa a garanzia di un risultato vaporoso.

Foto 4 webLa sottogonna indossata con abiti da lavoro spesso era in tela grezza e meno ampia, soprattutto se le disponibilità economiche della donna erano limitate. In tal caso tutto l’abbigliamento intimo era ricavato da tele grezze e tessuti di scarto.

Inoltre, per simulare un fondo schiena prospero, secondo l’ideale estetico del periodo, si portava sotto gli abiti, all’altezza dei fianchi, un’imbottitura, “su tiri”, a forma di serpentello. In questo modo era possibile assottigliare la vita, rendendo i fianchi più larghi e aumentando conseguentemente l’ampiezza della gonna.
Le calze indossate con abiti eleganti, is miggias, erano in cotone, bianche e lunghe fino a coprire il ginocchio. Per l’uso giornaliero le donne più abbienti le portavano di tonalità ocra mentre le più povere non potevano permettersi né calze né calzature. L’abbigliamento intimo della donna in lutto era il medesimo, bianco e confezionato con cotone, tela grezza o lino a seconda delle possibilità. Solo le calze erano scure, per lo più nere.

A cura di Vanessa Garau

[Le foto pubblicate sono di proprietà del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis]

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