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17
Fri, Apr

XXXII Domenica (anno liturgico B. Verità e Giustizia…, ma con amore e gioia…

Il Vangelo della Domenica
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Le vedove e gli orfani al tempo dei Profeti e di Gesù erano le categorie socialmente più indifese, sprovviste di risorse economiche e di qualsiasi prestigio; perciò Gesù e i profeti li hanno tanto a cuore. Dio è “Padre degli orfani e difensore delle vedove”. Le due vedove, di cui oggi parla la Parola di Dio, hanno un comportamento che commuove, ci sono di profondo insegnamento. Alla prima il profeta Elia chiede ed ottiene da bere e da mangiare; la poveretta aveva solo un po’ di farina per una focaccia e un po’ d’acqua per sé e per suo figlio. La vedova del Vangelo, passando dinanzi al Tempio, nella cassetta delle elemosine mise i pochi spiccioli che aveva per vivere. Prima della venuta di Gesù, nell’Antico Testamento, si aveva una vaga idea dell’aldilà e della vita eterna; la ricompensa per la fede e le opere buone sarebbe avvenuta qui sulla terra con l’abbondanza di beni e una lunga vita. Nel Nuovo Testamento si guarda anche all’eternità dopo la nostra morte: “Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto”, ripeteva S. Francesco d’Assisi. L’uno e il centuplo di ricompensa di cui parla Gesù non è sempre in senso materiale; ”il Regno di Dio è verità, giustizia, gioia e pace nello Spirito Santo” (Rm 14,17) ; è pienezza di vita per l’eternità. Per la prima vedova c’è il miracolo che farina, olio ed acqua non si esauriscono; per la seconda, senza che lei ne sia a conoscenza, c’è l’elogio di Gesù: “ha dato più di tutti gli altri”. Dio Padre, che vede nel segreto, ti ricompenserà…! Tanti Farisei facevano tutto per essere ammirati dagli uomini. È significativo, in riferimento alle nostre riflessioni, un racconto del poeta indiano Tagore. Un mendicante un giorno vide arrivare un cocchio tutto d’oro del figlio del Re e pensò: è l’occasione della mia vita! Non stese la mano, ma spalancò la bisaccia per ricevere chissà quale offerta. La sua meraviglia allorché vide che fosse il principe a stendere la mano a chiedere l’offerta; il mendicante, guardando nella bisaccia, frugò e prese il chicco di riso più piccolo mettendolo sulla mano del sovrano. Tornato a casa, il mendicante, aprendo la bisaccia, vide con stupore ancor più grande un chicco d’oro; gli scesero le lacrime di sconforto: avesse donato più riso, avrebbe ritrovato tanto oro! È amato e premiato chi dona con gioia. L’avarizia non ti aiuta e ti rende perfino ridicolo. Ancora dalla letteratura, da “L’AVARO” di Moliere. Un signore, poco “signore”, molto avaro, si vide arrivare in casa degli amici; aperta la porta, allorché entravano uno dopo l’altro, l’avaro, preoccupato per i tappeti che si sarebbero sciupati, apostrofò: “Ma quanti piedi avete”?! E, guardando le sedie e gli ospiti, raccomandò: “Attenti a sedervi, perché sono sedie di valore, potrebbero rompersi”! Ci si può rendere ridicoli fino a tal punto. E vita era quella?! Noi con Gesù amiamo chi dona con gioia. È proprio vero che “Il caffè fatto con amore è più buono”; il gustarlo è legato al come ti è offerto e servito. In conclusione, abbiamo a cuore che ci si adoperi perché nel mondo ci sia più giustizia e una vita più umana e dignitosa per tutti.

Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate