È desiderio credo quasi di tutti noi che ci sia più giustizia nel mondo; che un giorno davvero questa nostra vicenda terrena di affanni e speranze, di colpe e dolore, di scelleratezze e santità si concluda in un certo modo come meglio si possa auspicare. Sinceramente la storia appare spesso come uno svolgersi irragionevole di accadimenti senza senso e senza esito; ci sono state a ripetizione previsioni di “fine del mondo” formulate da più parti, e fortunatamente sonoramente smentite. Che il tutto così come siamo, con “gioie e speranze, dolori e angosce” non si perpetui senza che venga fatta anche giustizia sarebbe innaturale. Quale è il nostro ragionamento? Se si nasce con il gusto e l’appetito…, e abbiamo per nutrirci e dissetarci, anche il desiderio di bene, di giustizia e di eternità ci è innato, connaturale. Il mondo eterno spirituale pensato dal filosofo Platone, l’avere immaginato le divinità pagane e tanto altro è una risposta implicita a queste esigenze. Che ci sia una eternità Gesù di Nazaret addirittura ce lo assicura, come ce lo hanno trasmesso i suoi contemporanei e testimoni oculari: “Noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui, che le nostre mani hanno toccato, vi diciamo queste cose perché abbiate vita e la vostra gioia sia piena”. Che ci sarà una eternità di vita e non per tutti allo stesso modo ci viene ripetuto in tutte le forme da Gesù, nei Vangeli. Ciascuno sarà giudicato per le sue azioni, per una pienezza di vita, senza più morte o sofferenza alcuna, o con pianto e stridor di denti. Giustamente Sant’Agostino di Ippona, filosofo e teologo, poteva affermare che se Platone fosse vissuto dopo Gesù Cristo avrebbe detto che “Il cristianesimo è la vera religione”, in quanto non solo con lo spirito ma anche col nostro corpo, così come siamo in questa meravigliosa unità, vivremo per l’eternità. Per i discepoli di Gesù Gerusalemme rappresentava il mondo intero, perciò quanto avvenne di distruzione per la Città santa nel 70 dopo Cristo da parte dei Romani viene riferito all’intera umanità. “Non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avverate”. Rapportato poi alla fine del mondo è detto: “Quanto al giorno e all’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, ma solo Dio Padre”. È da saggi dunque impostare la vita operando bene, secondo la legge morale naturale iscritta nella coscienza di ogni uomo e donna, con l’auspicio, e potremmo dire la certezza, di avere ancora meglio per l’eternità.
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate
XXXIII Domenica (anno liturgico B) Ma ci sarà qualcosa dopo …?!
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