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17
Fri, Apr

1° Novembre: Tutti i Santi. Vedendo un po’ ciò che siamo…

Il Vangelo della Domenica
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l libro dell’Apocalisse parla dei cristiani e dell’umanità proiettati verso l’eternità.  Fu detto agli Angeli di Dio: “non devastate né la terra, né il mare, finché non avremo impresso sulla fronte degli uomini il sigillo dei servi del nostro Dio”. Cioè, non ci sia la così detta “fine del mondo”, fin quando gli uomini, venuti a conoscenza del Signore, potranno visibilmente far parte del popolo di Dio.   Siamo nella simbologia dei Sacramenti “Ricevi il sigillo dello Spirito Santo …”.  L’unità della Chiesa: quando l’autore sacro Giovanni scriveva questa pagina le 12 tribù d’Israele non esistevano più, ma i 12 Apostoli avevano dato origine ad un altro Israele, il nuovo popolo di Dio. Questo popolo ha Dio per Padre, ha come capo il Cristo e noi siamo le membra di questo corpo; il Cristo è la pietra angolare del tempio spirituale, gli Apostoli ne sono i 12 basamenti e noi le pietre vive. Cristo è la nostra legge e i Sacramenti sono i sigilli che ci distinguono. Siamo un popolo ben strutturato, espresso simbolicamente nel linguaggio ebraico dal numero perfetto “12” per Israele: 12 x 12.000 = 144.000; come a dire “110 e lode”.   L’universalità della Chiesa: il nuovo popolo di Dio non è legato ad una razza, ad una lingua, a dei confini; è una folla immensa che nessuno può contare. Di questo popolo fanno parte anche i così detti “cristiani anonimi”, quelli che, pur non avendo conosciuto Dio, ascoltano la voce della coscienza, che è la risonanza della voce di Dio, e vivono nell’onestà e nella giustizia; un giorno saranno invitati da Gesù ad entrare nella pienezza di vita della beatitudine eterna, che chiamiamo Paradiso.  Figli di Dio: S. Giovanni ci ricorda che siamo chiamati figli di Dio e lo siamo realmente.  Lo dimostreremo nella realtà, ci indica l’evangelista Matteo, vivendo le beatitudini.  Se dovesse giungere lo scoraggiamento, occorre tener presente quel “perché …, perché …” delle beatitudini; non siamo soli, non finiamo nel nulla, c’è ben altro dopo questa esistenza terrena. Già adesso nella liturgia anticipiamo in qualche modo la vita futura; tra noi presenti in Chiesa non c’è alcuna distinzione di età, di condizione sociale; ci vogliamo bene e insieme lodiamo e ringraziamo il Signore.      Il Paradiso: Un giorno ritroveremo in pienezza ciò che di bello e di buono nella nostra esistenza terrena abbiamo appena assaporato! Non ci sarà più ingiustizia, né sofferenza alcuna. I Santi e tutti coloro che sono in Paradiso godono già di questa pienezza di vita e intercedono per noi affinché comprendiamo e viviamo fin d’ora un po’ di Paradiso già qui in terra.                                                                               

Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate,