Si verifica spesso uno strano atteggiamento da parte nostra, o almeno da parte di alcuni di noi, nei riguardi della conoscenza e accoglienza della verità. Ci si rinchiude in se stessi, non si ascolta gli altri, ci si atteggia a “saputelli” su tutto e su tutti. Quasi si ha fastidio ad essere amati ed aiutati. Ciò si è verificato nei riguardi di Gesù e del suo messaggio da parte dei suoi concittadini. L’episodio del ritorno di Gesù a Nazareth possiamo vederlo come una rappresentazione scenica di quanto stiamo dicendo. Gesù ritorna al suo paese dove tutti lo conoscono e nella sinagoga, dopo la proclamazione della Parola di Dio, come tutti i Rabbini si mette a insegnare. Gesù si meraviglia della incredulità degli ascoltatori. Cerchiamo di vedere alcune motivazioni di tale rifiuto. Anzitutto perché difronte alla sua grande sapienza e alla verità che proclama necessita la conversione; non è più tempo di continuare a fare come si è sempre fatto. Che tale insegnamento così importante provenga da una persona tanto comune e vicina a loro, che aveva lavorato come tutti e con alcuni era anche imparentato. Non ci si rassegnava inoltre che un Dio scendesse fino a tanto. Ad essere sinceri anche noi ci comportiamo come i Nazarethani quando ad esempio di fronte ai sette Sacramenti della Chiesa stentiamo a credere che nelle forme e nei modi a noi più familiari ci venga incontro Gesù. Quando per credere pretendiamo un Dio diverso, che intervenga in ogni situazione difficile, o ci rifiutiamo di credere perché Dio non è intervenuto prima ad impedirne la tragedia. Certo anche Giovanni Battista dovette correggere l’idea che si era fatto del Messia che, alla sua venuta, col male avrebbe eliminato anche il malfattore non convertito. Gesù invece si rivela Dio paziente, che non si stanca di attendere il figliol prodigo che ritorni alla casa paterna. L’apostolo Paolo da persecutore dei cristiani, diverrà l’innamorato di Cristo e suo apostolo presso le genti. In sintesi dobbiamo avere mente aperta per riconoscere la verità e cuore sensibile per accoglierla. Non dobbiamo correre il rischio di fermarci a considerare la cornice, anziché ammirare il quadro nella sua bellezza; preoccuparci molto del vestito, e badando meno al corpo. Dobbiamo dissetarci all’acqua pura e non avvelenarci a quella putrida delle pozzanghere. Gesù è stato e rimane l’acqua viva che disseta e lava da ogni colpa, è la verità che ci fa liberi e ci salva. Gesù, ti ringraziamo, ti lodiamo e ti benediciamo. Amen ! Padre Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate,
XIV Domenica ordinaria (anno liturgico B) Riconoscere e accogliere la verità…
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