Non intendiamo parlare affatto di monarchia, di repubblica, o altre forme di governo; se la Chiesa nella liturgia ci fa celebrare la solennità di Cristo Re, sono ben altre le verità e i sentimenti che ci vengono proposti.
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Non intendiamo parlare affatto di monarchia, di repubblica, o altre forme di governo; se la Chiesa nella liturgia ci fa celebrare la solennità di Cristo Re, sono ben altre le verità e i sentimenti che ci vengono proposti.
E’ sotto gli occhi di tutti una situazione mondiale poco entusiasmante, e qualcosa bisogna pur fare perché le cose migliorino. Più di qualcuno vorrebbe che noi sacerdoti tornassimo ai modi del Savonarola, ai richiami forti.
Da quando l’uomo è sulla terra ci si è interrogati sulle verità profonde dell’esistenza, si è parlato di Dio. In quei 3 anni della sua vita pubblica Gesù aveva suscitato interesse, curiosità, opposizione, tanto che chiese agli apostoli cosa si pensava e si diceva di lui.
Cosa possiamo fare per migliorare questo nostro mondo
L’appetito e la sete ci sono connaturali, ed abbiamo da nutrirci, abbiamo da dissetarci; sono le esigenze primarie per vivere. In ciascuno di noi è radicato il desiderio di giustizia, di uguaglianza nei diritti e doveri, e che non tutto finisca con la morte.
La nostra dignità 2.000 anni fa Gesù predicava: “Uno solo è il Padre vostro, quello del cielo, e voi siete tutti fratelli”. Già secoli prima di Gesù Cristo la Parola di Dio insegnava che Dio non fa preferenza di persone, ma chiunque pratica la giustizia è a lui gradito.
Possono gli uomini incarcerare i loro fratelli, ma non Dio e la sua Parola. Così si esprime l’Apostolo Paolo nella 2a lettera a Timoteo, mentre lui è in carcere. Ma sappiamo che ai nostri giorni in tanti posti del mondo non è possibile celebrare l’Eucarestia, né parlare di Gesù Cristo, né fare un semplice segno di croce.