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Thu, Apr

XXXII Domenica (Anno liturgico C). Che ne sarà di noi … ?!

Il Vangelo della Domenica
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L’appetito e la sete ci sono connaturali, ed abbiamo da nutrirci, abbiamo da dissetarci; sono le esigenze primarie per vivere. In ciascuno di noi è radicato il desiderio di giustizia, di uguaglianza nei diritti e doveri, e che non tutto finisca con la morte. Ci è connaturale pensare che ci sia qualcun altro oltre a noi, che ci sia una vita oltre la morte. Per alcuni filosofi e teologi nascere con queste esigenze profonde sarebbe ragione sufficiente perché quanto desideriamo esista realmente.
Gesù di Nazaret tra l’altro diceva: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati”; “chi crede in me, non morrà in eterno”.
Ma sarà proprio così ?! Penso che Gesù non avrebbe potuto farci dono più grande di piangerlo di commozione morto in croce e sepolto, per contemplarlo poi con gioia vivo, col suo corpo risuscitato, con i segni gloriosi della passione, assicurandoci che era proprio lui, con una vita vera, non più soggetto ad alcun male. In Gesù vediamo realizzato quanto desidereremmo per tutti noi. Il grande filosofo Platone credeva all’esistenza di un mondo spirituale ed eterno; con la risurrezione di Gesù ci viene detto che l’uomo vivrà non solo spiritualmente, ma anche col suo corpo, nella sua pienezza. Perciò Sant’Agostino diceva che se Platone fosse vissuto dopo Gesù Cristo avrebbe detto che il Cristianesimo è la vera religione.
Ci chiediamo ulteriormente: come sarà questo mondo eterno, come saremo noi?!
Possiamo solo balbettare in questi argomenti.
Gesù, parlando del passaggio dalla vita terrena a quella eterna, usa l’immagine del parto. Il bambino nel grembo materno e la sua mamma stanno bene in quei 9 mesi di gravidanza, ma tale periodo è di preparazione alla vita fuori dal grembo con il parto e la nascita.
Si nasce alla vita eterna, vita vera, pienezza di vita, ma comportando i dolori del parto;
questa è la nostra morte nel linguaggio di Gesù.
In sintesi dobbiamo essere grati a Gesù, perché, oltre ad averci detto tante cose meravigliose, lo ringraziamo per essere morto quel Venerdì Santo, e poi per 40 giorni essersi mostrato agli Apostoli e a tanta gente più vivo che mai, con il suo vero corpo che era stato crocifisso, e ora poteva mangiare, bere, ed esser dappertutto, senza il condizionamento delle leggi fisiche, biologiche, senza che qualcuno potesse fargli più del male. L’Apostolo Paolo, parlando della nostra vita oltre la morte, si esprime dicendo che Dio ci sta preparando qualcosa di bello che non riusciamo ad immaginare. Il papa San Giovanni Paolo II diceva a tal proposito: “Avremo in pienezza ciò che di bello e di buono abbiamo appena assaporato in questa nostra esistenza terrena”.
Sull’esempio di Gesù, che ha rincontrato gli Apostoli, i discepoli, i vecchi amici di ieri, noi, entrando nell’eternità, con la nostra risurrezione, rincontreremo i familiari, i parenti, gli amici, con immensa gioia, senza esser più soggetti ad alcun male.
Dire di più, o diversamente, penso, ci allontaneremmo dalla verità.
Possiamo ripetere con “fede e ragione”: Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà . AMEN !
Padre Nicola Fiscante, Redentorista