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Portoscuso. Presentato nella biblioteca comunale "Rio Mannu", secondo romanzo scritto in sardo do Michele Ladu

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Giovedì scorso nella biblioteca comunale di Portoscuso è stato presentato Rio Mannu, il secondo romanzo scritto in sardo do Michele Ladu, operatore dello sportello linguistico regionale dal 2007, docente in master e corsi di formazione per i dipendenti pubblici e più recentemente autore e conduttore televisivo.
Durante la presentazione si è sviluppato un interessante dibattito tra Roberto Pinna, operatore del locale sportello linguistico, l’autore e il pubblico presente. La discussione ha preso spunto dalla “caramella Rossana” presente nella casa de tzia Callina, uno dei personaggi del romanzo: un ricordo d’infanzia per tanti e una citazione indiretta della famosa pasta Luisona del “Bar Sport” di Stefano Benni. Da lì si è parlato della necessità di preservare il sardo nella sua "genuinità" con gli esperti forse troppo concentrati sulla definizione delle norme ortografiche e sull’etimologia delle parole e poco attenti alla lingua reale, quella parlata tutti i giorni dalle persone comuni, con il lessico e soprattutto la sintassi, vocabolo che deriva dal greco antico che significa “organizzare”, che lentamente si trasformano in una sorta di “italiano con la u”: secondo Ladu addirittura potremmo affidare ad un’intelligenza artificiale (un argomento di cui si sente tanto parlare proprio in questi giorni) il compito di produrre testi, rischiando di perdere la capacità di descrivere quindi organizzare il mondo “in sardo” che a sua volta si concretizza in una maniera di pensare e di interpretare le realtà in una prospettiva diversa.
Sempre citando il testo del romanzo, si è ragionato della storia della Sardegna, percepita come “apillada”: una serie di strati privi di continuità che riflettono le dominazioni straniere come se noi stessi, i Sardi che da millenni abitiamo in questa terra, non fossimo mai stati capaci di fare nostre e reinterpretare le novità che arrivavano dall’esterno e non fossimo comunque inserirti, forse non da protagonisti ma comunque partecipi, delle grande dinamica europea e mediterranea. Dunque oggi tanti studiosi cercano una risposta allo stato di decadenza attuale delle nostra Isola – non si è potuto non fare cenno alla crisi dell’industria sulcitana che dura da trent’anni e vive una nuova fase acuta – in un passato glorioso che con tutta probabilità non è mai esistito, rischiando di alimentare falsi miti che sono poco utili alla causa della nostra terra all’esterno.
La presentazione si conclusa con un accenno al concetto, oggetto di riflessione ironica nel romanzo, della percezione che noi sardi abbiamo della distanza (sia geografica sia linguistica): la percepiamo enorme quando siamo in Sardegna ma all’esterno tende ad affievolirsi fino a quasi a scomparire. Dunque Rio Mannu può essere letto anche come un tentativo da parte da parte di Ladu, ben riuscito, di provare costruire un ponte sul grande fiume che rappresenta la lingua sarda.

Red

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