EDITORIALE. “Le misure attuali non servono: c’è troppa gente in giro per le strade, anche se bar e ristoranti sono chiusi. Servirebbero misure drastiche. Una strategia rigida con una chiusura totale di tre-quattro settimane”.
Ed è ciò che tanti di noi pensano da sempre, quello che Walter Ricciardi - consulente del Ministro della Salute - afferma oggi in un’intervista su L’Unione Sarda.
Bisognerebbe urlarlo in faccia a quanti, forse per ignoranza o perché hanno sempre bisogno di qualche capro espiatorio per sopravvivere, puntano il dito contro alcune categorie e attività, oggettivamente quelle che stanno pagando da sempre il prezzo più elevato di questa gestione “a colori” della pandemia.
E non si tratta solo di baristi e ristoratori.
Il punto vero è che un lockdown al momento giusto, con i giusti ristori, sarebbe stato decisamente più efficace e preferibile per tutti.
Perché mette tutti di fronte alla medesima responsabilità, anche coloro che pensano che servire (rispettando le regole imposte) un caffè o un vino equivalga a un crimine commesso contro la salute pubblica, salvo poi attaccarsi al tuo fondoschiena quando si tratta di pagare il conto al supermercato o in fila alle Poste, oppure comportarsi come nulla fosse nel chiuso delle mura domestiche.
Non se ne può più delle discussioni vuote, delle mezze verità, delle chiusure a singhiozzo, delle decisioni comunicate 24 ore prima, del rimpallo continuo delle responsabilità.
Michele Piras