I ravioli fatti in casa sono tra i miei ricordi di bambina. Sulla punta dei piedi e le mani aggrappate sul tavolo massiccio di legno facevo capolino e osservavo mia nonna con le maniche rimboccate, il grembiule lungo annodato dietro la schiena, le mani diafane e consumate dal tempo lavorare e trasformare le uova adagiate dentro il cratere di farina e ascoltare la pasta schioccare sotto le sue dita.
La luce che filtrava dalle persiane di legno faceva sembrare la polvere bianca un velo profumato che annebbiava la stanza e ne sfocava i contorni , più in là le mani abili insieme al mattarello componevano un trio che glissava sulla pista di legno .
Ogni movimenti era un gesto d'amore , che avrei ritrovato più tardi in quelli di mia madre .
Sulla sfoglia stesa finemente seminava sfere di ripieno a distanza regolare che riavvolgeva fino a ricoprirle come una coperta calda nelle notti fredde d'inverno e vi faceva zigzagare la rotella tra i lembi di pasta a formare il raviolo .
Tanti ravioli e su quei quadratini di pasta imbottita mia nonna mi permetteva di formare con l'indice una "fossetta" al centro di ogni "culurgionus".
Oggi, mani smaltate, inguainate da guanti di latice, prese in ostaggio da una vita frenetica, in guerra contro il tempo che sembra scorrere sempre più velocemente man mano che gli anni avanzano, non hanno più memoria dei gesti lenti che scandivano il giorno ....così stamattina, con le unghie colorate di gel semipermanente , ho impastatato la mia farina ripetendo come una cantilena quei gesti lenti che per una attimo mi hanno fatto rivivere immagini e profumi della mia infanzia .
Donatella Pintus