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05
Tue, May

Il bambino e il maresciallo Il maresciallo: Mio padre.

RACCONTI E POESIE ì
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Mio padre comandava il presidio della Guardia di Finanza e la caserma era all’interno del porto.
Quando le navi approdavano alla banchina, avvenivano i sopralluoghi; i finanzieri salivano a bordo per controllare i documenti, ispezionare i carichi e sopra tutto individuare le eventuali merci di contrabbando.
Il maresciallo, cioè lui, avrebbe potuto sbarcare dai vapori, impunemente, ogni ben di Dio senza dover rendere conti a nessuno e senza commettere alcun furto.
Liquori, cioccolata, zucchero, carne, sigarette, gli venivano offerti per pura cortesia dai capitani delle navi.
Rifiutò sempre valutando che fosse sconveniente per il suo servizio creare situazioni nelle quali l’obbligo della gratitudine avesse potuto compromettere l’adempimento del suo dovere.
“Il dovereeeeee!!”
“ Sempre con questo dovere, mentre qui c’è bisogno di tutto!”.
Mia madre non riusciva a trattenersi ma mio padre tirava dritto.
Mamma sosteneva che fosse stupida una tale rigidità, considerando che tutti facevano i loro comodi, si arricchivano, mentre i suoi figli non avevano quello che aveva tale amico o tal altro.
Su questo argomento gli teneva mano quella vipera dell’orfano, zio Gioele, che a sua volta, facendo gli occhi dolci a mamma, rincarava la dose, raccontando di come mio padre avesse fatto la multa ad una povera vecchia che vendeva abusivamente limoni lungo la strada.
L’aveva visto lui!!
Non era vero.
Uno spettacolo penoso che colpì, a suo dire, la sensibilità dell’orfano, il quale tuttavia non disdegnò di continuare ad abbuffarsi alla tavola di quell’insensibile di mio padre, continuando a parlarne male, con la complicità inconsapevole di mia madre, che continuava ad accarezzarlo con lo sguardo, lodandone la nobiltà di carattere!!
Giovanni è troppo rigido!
Lo diceva con tono rassegnato …..il rettile!
La serpe, come sempre, aveva rilasciato il suo veleno.
Missione compiuta e giù la testa nel piatto.
Del resto cosa credeva mio padre? Che il governo gli fosse stato riconoscente?
Figurarsi!
Già lo aveva imbrogliato il Duce.
Lui era andato volontario nella guerra d’Abissinia, aveva fatto la seconda guerra mondiale, si era goduto tre anni in Kenia, ospite in un campo di prigionia inglese, ed era infine rientrato in Italia come uno straccione.
E il Re?
“Scappoia” …… Buono pure quello.
Mia madre non riusciva a capacitarsi del perché mio padre, in occasione del referendum istituzionale del 1947 avesse votato a favore della monarchia.
Lui taceva ma aveva le sue motivazioni; come militare aveva giurato fedeltà al Re d’Italia … non era roba da giocarci su.
Anche la Repubblica fu poco generosa e mio padre, a cinquanta anni, venne spedito in congedo.
Tra guerra mondiale, guerra d’Africa, prigionia, confine e servizio ordinario, aveva messo insieme una incredibile anzianità di carriera che gli consentiva di andare in pensione relativamente giovane.
Non gli fu lasciata la possibilità di scegliere se restare in servizio o andarsene.
Fu messo a riposo e basta, l’Italia non aveva più bisogno di lui.
Sebbene a malincuore, sarebbe stato tutto a posto, se non ci fosse stato il problema dei figli ancora piccoli e della pensione di importo pari allo stipendio dimezzato.
Io avevo undici anni, mio fratello nove.
Avrebbe dovuto lasciare subito quel paese e trasferirsi altrove, invece restò e gli toccò subire anche l’onta dello sberleffo dei gaggi locali, sbivaccati ai tavolini del bar di Nando e ben noti a lui e alla stazione dei Carabinieri, che cominciarono a sfotterlo, guardandolo con aria di sfida e sorrisi ironici, a voler sottolineare che non aveva più la divisa, che, lui, non era più “il maresciallo” e che, per tanto, loro, potevano continuare indisturbati e alla faccia sua, con il contrabbando, con la caccia proibita in riserva, con la pesca di frodo “a bomba” e con tutte le altre nobili occupazioni alle quali si dedicavano solitamente, nei brevi intervalli di libertà, tra un soggiorno e l’altro nelle patrie galere.
Finalmente potevano saccheggiare con comodità le tombe puniche e razziare i preziosi reperti archeologici da vendere ai ricettatori. Una pacchia!
Non avrebbe mai più potuto fare niente per fermarli!
Anche i cannoni della torre costiera aragonese, che già una volta aveva salvato dai predoni, tornarono ad essere in pericolo e conobbero una stagione triste di incertezze, insidiati dagli stessi raccoglitori di ferri vecchi ai quali lui aveva fatto un pesante verbale ed appioppato una multa salata.
Li aveva colti sul fatto mentre calavano i cannoni dalla torre, dopo averli imbragati con funi e vari marchingegni. Il bisogno, e ce n’era tanto, se ne infischiava altamente della storia, della cultura e dei marescialli in congedo.
Come lui non sbarcava illegalmente dalle navi neppure un panetto di burro, altrettanto io e mio fratello, nella nostra rispettiva professione, intraprendemmo una guerra solitaria, personale e silenziosa contro quelli che rubavano nella pubblica amministrazione e fuori di essa.
L’avremmo pagata cara entrambi.
Gli imbecilli che conoscevamo già da piccoli erano intanto diventati adulti e applicandosi duramente si erano formati alla scuola dei furbi, specializzandosi ed entrando, con tutti gli onori, nella più grande e potente corporazione italiana che si sia mai vista, ovvero quella dei cialtroni malandrini, dei ladri e degli opportunisti.
Le cricche dei tangentisti sarebbero venute molto più tardi a consolidare la tendenza degli italiani a consociarsi in circoli non del tutto inoffensivi e meno che mai dopolavoristici.
Per me avrebbe potuto apparire patetica e senza speranza la condotta di mio padre, che aveva fatto il suo dovere in pace e in guerra, che aveva servito uno Stato ingrato e avaro, che non aveva approfittato di nessuna situazione per tornaconto personale, che alla fine era morto povero come era nato, senza essere riuscito neppure a comprarsi una modesta casa.
Grazie a Dio non fu così.
Mio padre mi aveva iniettato il virus dell’onestà … senza però avvertirmi delle controindicazioni ; non mi segnalò mai quanto fosse pericoloso essere onesti.
Non mi mise in guardia dalle complicazioni che potevano rendere fortemente possibile la contrazione di un male grave, ovvero la povertà, che, opportunamente amministrata, poteva addirittura mutarsi in un male incurabile: la miseria.
Attualmente mi trovo nella prima fase ma ci sono serie prospettive che giunga felicemente all’ultimo stadio.
Io sono un perfezionista, sicuramente farò di tutto per raggiungere il traguardo.
Comunque, per il maresciallo, ne sono certo, questo sarebbe stato un dettaglio del tutto trascurabile.
Lui aveva il sonno pesante; dormiva scalzo e con la finestra chiusa …
A quei tempi non tutti potevano permettersi questo lusso, considerato il vezzo dei Carabinieri, soliti a visitare certa gente per bene nel bel mezzo della notte.
“Se Dio vuole e i Carabinieri lo permettono.”
Così si salutavano la sera, quei leggendari, dandosi l’appuntamento all’indomani nella piazza della fontana romana.
Considerando i vantaggi e gli svantaggi dell’esercizio dell’onestà, alla fine questo contava veramente.
Il prezzo pagato era stato in fin dei conti quello giusto; non c’era moneta che avesse potuto comprare e compensare la tranquillità della sua coscienza … che, in fondo, era la sua vera, inestimabile ricchezza.
Mamma però non lo capiva …………… e considerava mio padre in qualche modo egoista; forse aveva davvero ragione…oppure no?
Mah!

00 00 il bambino e il marescialloGianfranco Pischedda