NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
17
Fri, Apr

XXVII Domenica ordinaria (anno liturgico B). Io ho bisogno di te …

Il Vangelo della Domenica
Aspetto
Condividi

“Non è bene che l’uomo sia solo”: l’uomo e la donna sono chiamati alla comunione, al mutuo sostegno, han bisogno l’uno dell’altra. Per comprendere meglio la natura di una cosa, si insegna in filosofia, bisogna andare alla sua origine: nessuno di noi si è fatto da sé, né ha avuto origine soltanto dall’uomo, o solo dalla donna, ma da un uomo e una donna, mamma e papà, che si son voluti bene. Ci auguriamo che ciascuno uomo venga al mondo per un atto di amore. Un uomo da solo cosa fa? Cosa fa una donna da sola? Anche la diversità nel corpo richiama la complementarietà. Molto significativamente nel rito del matrimonio gli sposi, riconoscendosi dono l’uno per l’altro, si dicono: “accolgo te come mio marito”, “accolgo te come mia moglie”. Comprendiamo anche la ricchezza dell’espressione biblica: “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”. Dio non è solitudine, ma comunione di tre Persone, che si vogliono bene, che ci vogliono bene. Dio Padre manda nel mondo il Figlio per salvarci; Gesù ci rivela il Padre; il Padre e il Figlio inviano lo Spirito Santo per attuare la nostra redenzione. In Dio c’è una comunione di amore, di collaborazione, di sapienza; Dio fece bene ogni cosa. Noi, creati a immagine e somiglianza di Dio, ci realizziamo vivendo il progetto originario del Creatore. L’amore di Dio inoltre non è a tempo, o a termine; è amore eterno nella Trinità e verso noi. Anche nel matrimonio, amarsi per tutta la vita, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. Gesù ci ha amati fino a dare la vita per noi; nel matrimonio si deve realizzare quel che è Gesù per noi. Perciò parliamo di “Sacramento”, cioè segno e realizzazione di quell’amore. Stare insieme per tutta la vita, amandosi e amando come Dio ama, riconosciamo il matrimonio, la famiglia, come bene sommo da custodire, da coltivare, per cui pregare. La buona volontà dei coniugi e la grazia del Signore vengono in aiuto alla umana debolezza. Vogliamo pregare anche per le famiglie, per le persone, per le quali le cose non sono andate bene; con la buona volontà, con l’impegno di ciascuno e la grazia di Dio il tutto si risolverà per il meglio. La lettera agli Ebrei (2a lettura) ci ricorda che tra Gesù e noi non ci sono rapporti estranei; “Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono da una stessa origine e si chiamano fratelli”. “Siamo divenuti figli col Figlio”; “Ci chiamiamo figli di Dio e lo siamo realmente”. Viviamo dunque da figli di Dio, viviamo da fratelli e sarà davvero tutto più bello. A m e n !
Padre Nicola, sacerdote redentorista