Gesù vuole che sappiamo riconoscere il Regno di Dio, regno di verità, di giustizia, di amore e di pace, già in questo nostro mondo e che sfocia nell’eternità, simile a un po’ di lievito, ad un chicco di grano, a un granello di senape, che sono così piccoli ma che producono molto frutto. Parole di speranza non che il mondo cambierà, ma che il mondo sta già cambiando in meglio. Ai discepoli piacciono tali parole, restano ad ascoltare Gesù, anche quando la tentazione d'andarsene è tanta. Era già capitato questo al popolo d’Israele in esilio, rincuorato dal profeta Ezechiele; viveva momenti molto difficili la comunità cui si rivolgeva l’evangelista Marco. Senza dubbio i primi cristiani si chiedevano dove fosse la forza del Vangelo e perché il male e le difficoltà sembravano vincere su tutto. Gesù era forse morto e risorto invano? Anche noi oggi, sebbene in condizioni diverse da quelle d’Israele e della comunità di Marco, pensiamo cose analoghe. Quante volte sentiamo ripetere frasi come: Dopo tanti anni di predicazione evangelica, come mai il mondo è ancora così pieno di cattiveria? Ci sentiamo rispondere da Gesù: come il seme, gettato a terra, spunta e produce frutto, così è del Regno di Dio. I credenti debbono sapere che il Signore stesso è all'opera nella nostra vita e nella storia degli uomini. Ovviamente Gesù non vuole sminuire il nostro impegno, né invitare a dormire e adagiarsi nella convinzione che il Regno cresca e si sviluppi comunque. Il testo evangelico sottolinea che Gesù con la sua risurrezione l’ha avuta vinta sul male e così dev’essere dei suoi discepoli. Non è casuale l'insistenza sulla piccolezza del seme; si fanno cose grandi non perché si è potenti, ma perché la forza è nella verità, nella giustizia, nell’amore. Sull’esempio di Gesù, come Lui ci ha comandato, dobbiamo vivere operando bene e predicare il Vangelo che salva l’umanità. Scriveva il nostro amato e santo papa Giovanni Paolo II: “Europa cristiana, hai esportato un bagaglio di valori che è diventato patrimonio universale”. Al riguardo mi è caro leggere la storia. Gesù predicava che siamo uguali dinanzi a Dio e che il peccato dell’uomo non è meno grave di quello della donna. Ebbene a livello universale, dall’ONU è riconosciuta “pari dignità per l’essere umano, indipendentemente che sia uomo o donna, bianco o nero, di qualunque razza, lingua, ideologia politica e religiosa”. Bisogna impegnarsi a che in ogni parte del mondo si rispettino queste leggi, si vivano questi valori. Alcuni seminano morte, noi come contadini pazienti e saggi seminiamo buon grano; come terreno buono accogliamo i semi dello Spirito, certi che il piccolo seme del Vangelo porta frutto. Amen!
Padre Nicola, sacerdote redentorista
XI Domenica ordinaria (anno liturgico B) La forza del bene
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