Il libro dell’Apocalisse parla della Chiesa e del mondo, proiettati verso l’eternità. Fu detto agli Angeli di Dio: “non devastate né la terra, né il mare, finché non avremo impresso sulla fronte il sigillo dei servi del nostro Dio” . Cioè, non ci sia la così detta “fine del mondo”, fin quanto gli uomini, venuti a conoscenza del Signore, potranno visibilmente far parte del popolo di Dio. Non sarebbe prudente quindi fissare date sul calendario della storia per tale fine e nuovo inizio dell’umanità.
L’unità della Chiesa: quando l’autore sacro Giovanni scriveva questa pagina, le 12 tribù d’Israele non esistevano più, ma i 12 Apostoli avevano dato origine ad un altro Israele, il nuovo popolo di Dio. Questo popolo ha per Padre Dio; ha come capo il Cristo e noi siamo le membra di questo corpo; il Cristo è la pietra angolare del tempio spirituale, gli Apostoli ne sono le colonne e noi le pietre vive. Cristo è la nostra legge e i Sacramenti sono i sigilli che ci distinguono. Siamo un popolo ben strutturato: 12 x 12.000=144.000; un numero perfetto, come a dire 110 e lode.
L’universalità della Chiesa: il nuovo popolo di Dio non è legato ad una razza, ad una lingua, a dei confini; è una folla immensa che nessuno può contare. Di questo popolo fanno parte anche i così detti cristiani anonimi, quelli che, pur non avendo conosciuto Dio, ascoltano la voce della coscienza, che è la risonanza della voce di Dio, e vivono nell’onestà e nella giustizia; un giorno Gesù inviterà ad entrare nella pienezza di vita della beatitudine eterna, il Paradiso.
Figli di Dio: S. Giovanni ci ricorda che siamo chiamati figli di Dio e lo siamo realmente. Dimostreremo di esserlo, ci indica l’evangelista Matteo, vivendo le beatitudini. Se dovesse giungere lo scoraggiamento, occorre tener presente quel perché …, perché … delle beatitudini; non siamo soli e non finiamo nel nulla. Già adesso, nella liturgia, anticipiamo in certo senso la vita futura: nelle assemblee liturgiche tra i partecipanti non c’è alcuna distinzione, ci vogliamo bene e insieme lodiamo e ringraziamo il Signore.
Il Paradiso: Un giorno ritroveremo in pienezza ciò che di bello nella nostra esistenza terrena abbiamo appena assaporato. Non ci sarà più ingiustizia, né pianto o sofferenza alcuna. I Santi già godono di questa pienezza di vita e intercedono per noi affinché fin d’ora comprendiamo e viviamo un po’ di Paradiso in terra. Amen !
Padre Nicola,sacerdote Redentorista