La sofferenza prima o poi bussa alla porta della nostra vita. Dispiace più che mai se è procurata dagli uomini e chi la subisce è innocente. La persecuzione ordinariamente colpisce i giusti proprio in quanto tali, perché la loro vita e la loro parola sono di rimprovero a chi non ama la verità, non pratica la giustizia, calpesta la dignità delle persone. Il profeta Geremia e Gesù ne sono un chiaro esempio; si diceva a loro riguardo: “Togliamolo di mezzo, perché con la sua vita e le sue parole ci è di continuo rimprovero per le nostre azioni”. Giovanni Battista, che proprio il 24 giugno festeggiamo, predicando che la legge morale valeva anche per il Re Erode, venne imprigionato; Erodiade poi chiese che venisse anche ucciso. I persecutori però possono uccidere la persona ma non cancellare le idee, la verità e tutto ciò che ne segue. Ci sarà una eternità di felicità, o di pianto e stridor di denti. Gesù è risuscitato il mattino di Pasqua, vive per sempre, e nessuno potrà più fargli del male. A volte anche uomini e donne di Chiesa si son rivelati in ritardo nei riguardi della storia e hanno perseguitato i profeti di Dio. Personaggi quali Don Milani e don Mazzolari hanno lottato e sofferto in tal senso. Risulta chiaro quindi che c’è diversa sofferenza e non tutti i morti sono uguali. E’ ben diverso essere uccisi facendo e predicando il bene che operando il male. Diversa quindi anche la meta e la sorte finale: “I giusti saranno ricordati in benedizione”; e “Chi semina vento, raccoglie tempesta”. Preghiamo ed auguriamo di fare scelte giuste e sagge.
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate