Anche quest’oggi la Parola di Dio ci presenta la realtà poco entusiasmante in cui siamo immersi. Un giudice dovrebbe con imparzialità e tempestività difendere una povera vedova; ma il magistrato si comporta in tutt’altro modo: non teme né Dio, né gli uomini, né gli sta a cuore la giustizia. Ci viene così presentata l'arroganza del potere, che spesso non è al servizio dei diritti dei cittadini e del bene comune. Già il profeta Isaia in nome di Dio aveva denunciato: "Guai a coloro che negano la giustizia ai miseri e frodano i poveri, gli orfani e le vedove ". Fortunatamente non tutti si arrendono a questo stato di cose, proprio come fa la vedova del Vangelo, che più volte e con insistenza si reca dal giudice, pretendendo giustizia, e in fine l’avrà vinta. Dirà infatti il giudice: “anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta, le farò giustizia, perché non venga più ad importunarmi". Aggiunge Gesù: "Avete udito ciò che dice e fa il giudice disonesto? E Dio non farà giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Vi dico che farà loro giustizia prontamente se con insistenza ci si rivolge a Lui nella preghiera”. In sintesi siamo un po’ tutti come quella povera vedova, deboli, senza alcun potere; eppure questa debolezza, con la costanza e una preghiera insistente, diviene una forza potente presso Dio e presso gli uomini. Recentemente papa Francesco ha ricordato: “I miracoli ci sono ancora oggi, ma bisogna lottare con Dio come fece Mosè”. La prima lettura, tratta dal libro dell'Esodo, è un ulteriore esempio in tal senso. Mosè prega con le mani alzate verso il cielo mentre Israele affronta in battaglia Amalek. Mosè in preghiera rappresenta tutto il popolo con le sue aspirazioni; quando lui prega il popolo di Israele vince; non appena abbassa le mani subito prevale il nemico. Nella preghiera costante possiamo trovare il fondamento per costruire la nostra vita insieme al Signore, edificando un mondo più giusto, più a misura d’uomo, di figli di Dio e di fratelli. I Santi della preghiera, infatti, sono i Santi della carità, coloro che più han fatto progredire il mondo. Con la preghiera ci si sente più uniti a Dio che è Padre, e, di conseguenza, si è più uniti agli uomini, fratelli; ci si impegna con tutte le forze per ottenere il riconoscimento dei propri diritti e doveri. Lungo i secoli quanto si è faticato perché fosse riconosciuta la pari dignità tra uomo e donna, tra bianchi e neri ! Diceva il Papa S. Giovanni Paolo II: “se Dio muore nella mente e nel cuore dell’uomo, l’uomo non starà meglio, perché sarà più solo”. A ragione, dunque, vogliamo concludere con le stesse parole dell’Apostolo Paolo a Timoteo: “La Parola di Dio è utile per insegnare, convincere, correggere gli errori, educare alla giustizia”. Sia per tutti così! Amen.
P. Nicola Fiscante, Redentorista