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Napoli. Reportage storico e artistico da Napoli a Pompei (di Angelo Mascia)

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Fino alla mattina del 24 agosto (o forse 24 ottobre) dell’anno 79 d.C. il Vesuvio era considerato un vulcano dormiente e dalla popolazione circostante era visto come una fertile montagna sulle cui falde crescevano orti rigogliosi e vigneti che producevano un ottimo vino. Quella mattina, come scrive Plinio il giovane dalla cima del vulcano si alzò un enorme pennacchio di ceneri e lapilli, eruttati dalla bocca principale. Gli abitanti di Pompei, che nella notte avevano avvertito violentissimi terremoti, videro elevarsi quella gigantesca nuvola che fuoriusciva violentemente dalla cima del Vesuvio e oscurava completamente il cielo come se fosse notte. Incominciarono a piovere lapilli e molti cercarono scampo fuggendo nelle campagne. Quando la pioggia di lapilli terminò la popolazione, credendo che l’eruzione fosse finita, tornò in città per aiutare le persone, ma a quel punto una fittissima pioggia di cenere colpì Pompei che in poche ore fu completamente sommersa dalla cenere. Per avere un’idea delle proporzioni del drammatico evento, basti ricordare che, dei circa 20.000 abitanti di Pompei, solo un migliaio si salvò, mentre la grande maggioranza delle persone restò infatti vittima della violenza della natura o scomparendo sotto le macerie delle case abbattute dalla massa di materiale eruttivo o restando soffocata per il rapido diffondersi di gas velenosi esalati dal vulcano.
L’intero territorio di Pompei divenne uno sconvolgente paesaggio lunare e di Pompei non si ebbero più notizie per secoli. Si parlò della piccola città campana soltanto intorno alla metà del XVIII secolo quando vennero effettuati i primi scavi, in modo caotico e disordinato. Nel 1748 Roque Joaquin de Alcubierre, un ingegnere e archeologo spagnolo, fece una serie di scavi che portarono alla scoperta delle rovine della città di Pompei sotto una coltre di cenere alta 10 metri.
Alla fine del settecento l’ingegnere Francesco La Vega, su interessamento della regina Maria Carolina, portò alla luce alcuni dei monumenti di Pompei: i teatri, il tempio di Iside, il foro della città. Gli scavi continuarono dopo il 1860 e nel XX secolo Amedeo Maiuri, sovraintendente dei beni culturali della Campania, completò quasi del tutto gli scavi, organizzando il museo a cielo aperto che oggi studiosi e turisti di tutto il mondo visitano. Il Parco archeologico di Pompei è oggi dei luoghi d’arte più famosi al mondo e offre un panorama unico di scoperte che permettono di ricostruire la vita e la cultura di duemila anni fa: un mondo rimasto cristallizzato al momento dell'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo e che grazie al lavoro paziente di scavo e di ricostruzione storica torna a parlarci. Le strade, il Foro, i santuari, gli ex voto, le palestre, le domus e le ville, i teatri ci consentono di ricostruire e rivivere tutti gli aspetti della vita quotidiana di quelli uomini d duemila anni fa dai quali, di generazione in generazione si sono originate le nostre vite. La visita ha confermato una mia opinione che sostengo da tempo: la straordinaria similitudine tra le antiche Terme di Sardara, il Bagno Romano di aqua Neapolitanae, con le Terme del Foro di Pompei. (continua)

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