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Crisi governo. Meraviglia e stigmatizzazione alla notizia delle dimissioni del capo del governo Mario Draghi

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Meraviglia e stigmatizzazione alla notizia delle dimissioni del capo del governo Mario Draghi per l'incosciente azione di alcune forze politiche della maggioranza di governo che hanno staccato la spina che ha portato allo scioglimento delle camere e l'indizione delle elezioni. Per l'ccasione abbiamo scelto alcune dichiaraziioni di esponenti politici isolani che pubblichiamo.

Mario Bruno

È un disastro.
Populismo, sovranismo, egoismo. Pensare a se’ stessi, al proprio tornaconto, al proprio vantaggio, servendosi del popolo. A questo abbiamo assistito in queste ore.
Non è politica, politica è il suo contrario: è ricerca del bene comune sempre. Soprattutto in momenti difficilissimi come quelli che viviamo.
Improvvisati, invasati, sedicenti avvocati del popolo, comici, dilettanti, non ne abbiamo bisogno. Bisogna rifondare le basi della politica.


Manolo Mureddu portavoce di Sardegna avanti

DRAGHI SI È DIMESSO. Dopo molti anni di nani, ballerine, inadeguati e congreghe varie al potere, finalmente avevamo un Presidente del Consiglio competente, credibile e autorevole, urbi et orbi.
Finalmente l’Italia aveva riconquistato una credibilità internazionale, una centralità nelle dinamiche che caratterizzano i principali consessi - europeo e occidentale, e una prospettiva di stabilità mai sperimentata prima.
Grazie ai provvedimenti approvati (decine e decine di miliardi di euro messi a correre), nonostante le criticità provocate in ambito economico dalla pandemia e dalla guerra (evidentemente indipendenti dalle scelte nazionali), il Paese stava reagendo senza finire in recessione e senza rinunciare al processo riformatore propedeutico alla realizzazione del piano di ripresa e resilienza.
Ma, come sempre accade nel nostro Paese, generalmente nelle famiglie disgraziate, siamo riusciti a farlo scappare via e a rovinare quel poco di buono che ci era (fortunosamente) capitato.
Purtroppo, sono i limiti culturali e politici di buona parte della nostra classe dirigente, di una democrazia evidentemente non ancora matura, l’Italia è condannata all’instabilità e a essere un Paese perennemente anormale.
Naturalmente Russia e Cina ringrazieranno i loro amici italiani per questo regalo.
Bentornati nella REPUBBLICA DELLE BANANE.

Paolo Maninchedda Deputati e senatori sardi addio!

Deputati e senatori sardi addio! Ora, i parlamentari potranno tornare ad essere sardi, dopo quattro anni di ubriacatura nei tessuti tarmati delle Camere italiane.
E adesso, come direbbe il professor Chessa, sono mazzi.
Ma noi siamo felici che almeno ogni tanto nella vita politica ci sia un recupero di consapevolezza del luogo delle origini e dei suoi problemi, perché è il momento di ripensare la funzione del parlamentare, che non consiste nel mettersi accucciati ai piedi di un leader di prima o quarta fila (spesso senza mestiere, ma specialista in parassitismo di Stato e posizionamento giusto al momento giusto ) per essere confermati; consiste nel rappresentare una nazione, una nazione purtroppo ferita come quella sarda, ma pur sempre una nazione. Tornate a casa, fratelli immemori, Benito vi ha fregato ma noi, che non saremo mai con Benito Meloni, vi vogliamo bene e siamo pronti a vedervi contriti e disponibili, pur sapendo che il vostro sarà il pentimento di un momento e che dopo i piaceri romani vi cattureranno di nuovo, ma anche una parentesi di sardità e di giustizia è meglio del nulla. Forza, tornate ad essere almeno bilingui per qualche mese.

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