Gli ultimi aggiornamenti comunicati dai comuni, ormai vecchi di una settimana, confermano che il covid continua a diffondersi. Risulta che in S. A. Arresi ci siano 88 positivi e 644 in Iglesias. A S.G. Suergiu la sindaca, dopo che martedì ATS ha comunicato 185 casi - ma considerato il costante ritardo nell’aggiornamento da parte della stessa ATS, gli amministratori ritenevano plausibili 240 casi - ha emesso un’ordinanza che ha di fatto messo il paese in lock-down (bar e ristoranti chiusi dalle 18 con asporto consentito, scuole chiuse, fermate tutte le attività sportive e obbligo della mascherina all’aperto in tutti i luoghi ove si potessero formare degli assembramenti). Sabato nella pagina Facebook “Comune di San Giovanni Suergiu” è stato comunicato un drastico calo dei casi (130) in pochi giorni proprio grazie all'ordinanza del 25 gennaio. Qualcuno ha commentato sarcasticamente che la variante “omicron” deve essersi soffermata a leggere l’albo pretorio comunale e ha deciso di lasciare il paese sulcitano. Probabilmente numeri alti anche a Masainas dove il sindaco ha ordinato la chiusura di tutti gli impianti sportivi ma, fatto piuttosto curioso, non ha imposto altre limitazioni. Nel frattempo l’elenco delle scuole chiuse si è allungato ulteriormente.
Giovedì la nuova direttrice generale della ASL8 Giuliana Campus è interventa in videoconferenza al Consiglio Comunale di Carbonia dedicato proprio alle tematiche della sanità ed ha assicurato che la trasformazione del reparto di medicina generale del Sirai (è già al “completo” e si segnala la presenza di pazienti covid anche al CTO) è solo provvisoria ma è emerso un altro grave problema. Infatti dalla fine dell’anno scorso i laboratori analisi del CTO e del Sirai non trattano più i casi degli utenti esterni e dunque i cittadini sono costretti a rivolgersi a strutture private che nel frattempo hanno già esaurito il budget disponibile e di conseguenza devono pagare di tasca loro le analisi. Immediata la protesta dell’associazione dei diabetici ed è percepibile il malcontento di tanti cittadini. Per ora è stata trovata una soluzione, sempre da considerarsi provvisoria: i prelievi dei sulcitani saranno analizzati al Policlinico Universitario di Monserrato che invierà il referto via e-mail. Dunque ancora una volta la sanità “cagliaritana” verrà in soccorso del Sulcis ma questo fatto sembra essere un ulteriore segnale che le risorse (economiche e umane) a livello regionale esistono ma che sono concentrate nel “centro” e perciò i decisori politici e soprattutto quelli “tecnici” dovrebbero ragionare su una divisione più equilibrata che non sfavorisca le tante “periferie” che sono sempre più sofferenti.
A S.G. Suergiu dopo che l’amministrazione comunale ha trovato l’accordo con l’ARST, sono iniziati i lavori per recuperare l’edificio dell’ex stazione FMS. Gli operai hanno svuotato la struttura che nel tempo si era riempita di rifiuti di ogni genere, aggiustato il tetto pericolante e stanno provvedendo a intonacare nuovamente le facciate completamente ricoperte da scritte. La stazione di San Giovanni per tanti anni (dal 1926 al 1974) è stata lo snodo ferroviario più importante del Sulcis e ha dato un contributo determinante nello sviluppo del paese e l’Amministrazione comunale ha già alcune idea per l’impiego dello stabile in futuro integrandolo nei progetti di sviluppo territoriale.
I sindaci dell’Unione dei Comuni del Sulcis a fine anno si erano lamentati per le pratiche edilizie bloccate dal Geoparco (circa 150) poiché questo ente non dava le autorizzazioni e i pareri di sua competenza. Custa settimana è arrivata la risposta di Ciro Pignarelli, direttore del Geoparco, che lascia piuttosto basiti. Il Geoparco al momento non ha le figure che possono convocare il comitato tecnico (presidente o commissario) e dunque ha invitato gli enti locali a procedere perché difficilmente arriverà in seguito un parere negativo. Il fatto è che i Comuni preferiscono non procedere perché già in passato in situazioni simili si è proceduto e sono arrivate le denunce penali e in sostanza i funzionari non si fidano e preferiscono, giustamente, non correre rischi. Alla fine dei conti chi paga le conseguenze di una burocrazia lenta e farraginosa è sempre il cittadino.