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Tradizioni: Sulcis: Vestire l’Infanzia. “Dalla Fasciatura ai primi Abiti” ( Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis A cura di Vanessa Garau)

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La fasciatura del neonato, realizzata utilizzando pezzi di tessuto in tela di cotone o lino, è una pratica di antiche origini che in Sardegna, nel XIX secolo e parte del XX, era piuttosto diffusa. Venivano strette le gambe e gli arti superiori del bambino, serrandoli al busto nella convinzione che ciò prevenisse le storture del corpo. Si trattava in un certo senso di un correttivo che, secondo la diffusa idea dell’epoca, lo avrebbe aiutato a crescere senza storpiature e a camminare come un essere umano. La fasciatura serviva anche a tenere dritte le gambe delle bambine, funzionando come ortopedia di fortuna. Infine costituiva una buona soluzione per riparare il neonato dal freddo, prolungando il sonno ed evitando il pianto.FOTO 2 Gattonare, strisciare e rotolarsi erano giudicati atteggiamenti di animalità da evitare. Pertanto fasciare il neonato era garanzia di compostezza, riserbo e decoro, appresi fin dalla tenera età.FOTO 2 Questa usanza rispondeva inoltre ad un’esigenza concreta della donna la quale, impegnata a badare a più figli, nell’ambito di un nucleo famigliare solitamente numeroso, e a svolgere una serie di lavori domestici, necessitava che il piccolo restasse fermo. Così fasciato veniva adagiato all’interno de su bracciolu, una culla in legno che ospitava il bambino nei primi mesi di vita. Numerose foto d’epoca ritraggono famiglie sulcitane insieme ai loro figli, maschi e femmine che, fino ai quattro - cinque anni di età indossavano un abbigliamento indistinto, consistente nella vestina. Si trattava di un abito intero, piuttosto ampio, a fantasie o in tinta unita che copriva le gambe.FOTO 5 bis Le famiglie benestanti riservavano ai loro bambini vestine di buona fattura impreziosite da guarnizioni e dettagli come pieghe e arricciature sulle maniche.FOTO 4 bis In occasione del battesimo, il neonato indossava una lunga vestina bianca, insieme alla cuffia, bloccata sotto il mento con dei laccetti, per proteggere la testa. FOTO 6 bisRealizzate con tessuti di pregio come mussola di cotone, pizzi e raso, le vestine da battesimo sovente venivano prestate o scambiate tra parenti e conoscenti. Alcune foto dell’articolo mostrano una vestina da neonato riccamente guarnita. Quest’abito, che fa parte della collezione privata del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis, è datato 1909-1910 circa. Apparteneva a una famiglia benestante e fu indossato dal piccolo di casa in occasione di una cerimonia, presumibilmente un matrimonio. Le maniche, arricciate e decorate da una fettuccia rossa, sono realizzate con balze che permettevano di allungarle. La chiusura della vestina è a coulisse ovvero con cordoncini ai due capi che venivano tirati e annodati per far aderire l’indumento e stringere il girocollo, arricciando la stoffa. Appartengono alla collezione privata del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis anche le fasce da neonato mostrate in foto, sempre risalenti ai primi anni del Novecento.FOTO 7 bis

Dai 6 anni, l’abbigliamento infantile cambiava per arrivare progressivamente a quello adulto. Questo passaggio non era repentino ma graduale e comportava alcune riflessioni da parte della famiglia sulla possibilità o meno di vestire i propri figli con l’abito tradizionale. I più abbienti potevano anche prendere in considerazione l’alternativa, socialmente riconosciuta, dell’abito borghese, di moda nazionale. Per i maschietti il vestiario di transizione consisteva in giacchetta e pantaloncino. Quest’ultimo poteva essere lungo alla caviglia o più corto, mentre la giacchetta era aderente al corpo, con tre bottoni centrali e bavero dentellato. Le linee del vestire ricordavano la foggia inglese delle divise da collegio stile Eton. Molti elementi di origine anglosassone infatti, a seguito degli scambi commerciali, presero piede in vari paesi europei, influenzando la moda dell’abbigliamento infantile anche nel Regno di Sardegna. La giacca e il pantalone stile Eton riflettevano rigore ed essenzialità coerentemente con l’educazione che i bambini sulcitani ricevevano.FOTO 8 bis Un ulteriore tipo di vestiario alla moda per i maschietti del Sulcis, tra fine Ottocento e inizio Novecento, era l’abito alla marinara, con ampio colletto che copriva interamente le spalle. Quest’abito, di linea morbida, realizzato con tessuti comodi, ben si adattava alle esigenze di movimento dei piccoli. FOTO 9 bis Il passaggio all’abito tradizionale per il sesso maschile avveniva non prima dei tredici/quattordici anni. Contrariamente le bambine, già a partire dai 6 anni, potevano dismettere i loro vestitini a favore di giubbetto, gonna e grembiule. Man mano che crescevano, l’abito della tradizione veniva completato con capi aggiuntivi consoni all’età. L’opportunità di possedere abiti di buona fattura per tutti i bambini era strettamente connessa alle disponibilità economiche della famiglia di appartenenza.

A cura di Vanessa Garau

[Le foto pubblicate sono in parte di proprietà del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis, tranne due reperite sul web]

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