La nota del Vaticano era informale e tesa ad aprire un dialogo sul ddl Zan. Perché, in un Paese dove sparlano tutti, ma proprio tutti, la Chiesa non dovrebbe poter esprimere dubbi o punti di vista su qualsivoglia argomento e tanto più su un provvedimento di legge prima della sua approvazione?
Peraltro, dal Vaticano non si boccia il ddl Zan in quanto tale e anzi si riconoscono pienamente gli intenti e gli obiettivi generali del provvedimento. Semplicemente si manifestano dubbi su alcuni aspetti dell’impianto di legge allo stesso modo di metà e oltre dei partiti che compongono l’arco costituzionale (e secondo i sondaggi anche dell’elettorato), di svariate associazioni, addirittura femministe. Ma anche di intellettuali e costituzionalisti.
Perché mai questo ddl dev’essere per forza immodificabile e non migliorabile?
Si rischia seriamente che se non si troverà la massima condivisione parlamentare, come converrebbe per leggi di questa portata, nella prossima legislatura il provvedimento, se approvato solo da una parte, verrà smantellato e si tornerà al principio. Soprattutto non si tuteleranno concretamente dalle discriminazioni le persone per il proprio orientamento sessuale.
Si può trovare un modo che garantisca la libertà d’opinione di chi potrebbe esprimere legittimi pareri e per questo potrebbe essere perseguito, se questa legge fosse approvata così com’è, e al contempo fare piena chiarezza sul famoso concetto di identità di genere percepita e manifestata?
Io credo che in Parlamento sia possibile trovare un compromesso. Perché la politica stessa si basa sul compromesso come strumento per risolvere i conflitti, le contraddizioni e le enormi complessità della nostra epoca. Perché la nostra società, se ne facciano una ragione coloro che ragionano a senso unico, è composta da molteplici sensibilità che non posso essere sopite con l’imposizione di un pensiero sopra tutti gli altri.
Esiste una maggioranza silenziosa di persone che non urla, non si scontra e non criminalizza chi ha idee diverse dalle proprie, ma che vota e incide.
D’altronde, restando in tema di diritti civili, non mi pare che nel Parlamento italiano viga un’inesorabile tendenza all’oscurantismo, altrimenti leggi come quella sulle coppie di fatto sarebbero già state messe gravemente in discussione.
È chiaro che se si ideologizza all’eccesso la battaglia, se la si usa come strumento per dimostrare ai propri elettori di essere vivi e vegeti e non essersi appiattiti sul Governo delle larghe intese con gli acerrimi nemici di questi anni, si estremizzano fortemente anche le posizioni ed è impossibile trovare un compromesso. Ci vorrebbe meno clamore e più politica per affrontare questo argomento.
Sia ben chiaro, io non credo che l’Italia sia (generalmente) un Paese razzista e intollerante. Però riconosco l’esigenza di potenziare gli strumenti a difesa delle minoranze di qualunque natura esse siano. Perché gli episodi di cronaca ci ricordano che seppur minoritario, il germe della discriminazione aleggia ancora nel cervello di troppe persone. E siccome la politica deve dare risposte concrete alla quotidianità della nostra società, è giusto che ricerchi una soluzione.
Però, se al posto del pragmatismo si sceglie la strada dell’ideologia, è più difficile trovarla nell’Italia di oggi.
Manolo Mureddu