Se potessi descrivere la rabbia che scorre dentro, potrei dire che essa è densa, vischiosa e riempe interstizzi soffocando ogni emozione. Insofferente alle imposizioni, averle subite ha prodotto in me una ribellione salvifica, oggi mi ritrovo a esserne sopraffatta. La loro inutilità ormai manifesta. Le incongruenze. I magnifici dell'arte del "lei non sa chi sono io". Noi, la gente comune, a vivere una non vita per preservarla.
È primavera. Di questi tempi per le strade, bimbi, giovani, adulti e vecchi, tutti fuori a osservare i voli delle rondini garrule, a parlare, a giocare. Malinconici mascherati, testa china, passano frettolosamente per strada col senso perenne di colpa a pensar che certamente qualche regola è stata violata, ma star dietro a tutte le variazioni, è impossibile. Variazioni e varianti, variabili che modificano il quotidiano.
Tutori dell'ordine che non trovano di meglio da fare che apostrofare dei bimbi mascherinizzati a dovere in una piazza vuota che si lanciano un pallone. Qualcuno ora mi dirà: sono le regole! E senza dubbio potrebbe avere ragione ma, no! Io non ci sto! Se degli adulti, e non adulti qualsiasi, posson essere "compagni di merende" e due bimbi in un assolato pomeriggio di primavera non possono giocare al pallone, allora dico che non vale la pena, non vale la pena... Davvero non vale
Intanto la vischiosa rabbia mi soffoca È tutto così irreale e stupido
Claudia Serra
La vignetta è di Gianfranco Pischedda