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San Antioco. “inventio” dell’illustre Martire e Apostolo della Sardegna, nella propria chiesa di Sulci. Relazione di Roberto Lai

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Nel corso delle mie ricerche dedicate al Glorioso S.Antioco, ho individuato, presso la biblioteca del Palazzo Reale di Napoli, un libretto scritto da Sua Eccellenza Don Francisco Desquivel, dal titolo Relacion de la Invencion de los cuerpos santos en los años 1614-15 y 1616 fueron hallados en varias Iglesias de la Ciudad de Caller y su Arçobispado (Naples 1617).
Desquivel non è un nome ignoto alla storia della Chiesa in Sardegna. Arcivescovo di Cagliari fra il 1605 e il 1624, quando la diocesi, enorme, comprendeva anche quelle attuali di Iglesias, Nuoro e dell’Ogliastra, Desquivel è conosciuto dai più, probabilmente, per la costruzione del santuario dei martiri locali nella Cattedrale di Cagliari, sotto il presbiterio, dopo il ritrovamento dei loro resti nelle chiese di S.Saturnino e S.Lucifero. Fra le maggiori questioni che il Desquivel si trova ad affrontare durante il suo arcivescovato, c’è la controversia per il titolo di primate di Sardegna e Corsica che lo vede contrapporsi agli arcivescovi di Sassari e di Pisa. La speciale attenzione rivolta al culto dei martiri locali non era affatto estranea alla strategia tenuta dal Desquivel nella contesa. Per capirlo meglio, sarà bene fare un breve, ma non superfluo excursus all’indietro.
Nell’intenzione di recuperare il consenso delle grandi masse dei fedeli, la Controriforma aveva puntato molto sul rilancio della venerazione dei martiri. In una prima fase, la Chiesa s’impegna alla riorganizzazione del culto, della quale è grande protagonista Cesare Baronio, redattore del primo Martirologio Romano (1586-1589), l’elenco ufficiale dei martiri celebrati dalla Chiesa attraverso festività, che si associa alla sua altra grande opera, gli Annales ecclesiastici, nell’introdurre un nuovo modo di concepire la storia ecclesiastica, in particolare quella paleocristiana, rivolgendo un’inedita attenzione all’esame delle fonti documentali, non solo d’archivio, ma anche archeologiche. Parallelamente, la propaganda ecclesiastica indica anche i nuovi indirizzi nella rappresentazione votiva dei martiri: gli affreschi del Tempesta e del Pomarancio nella chiesa romana di S. Stefano Rotondo illustrano i martiri degli Apostoli con inconsueta insistenza sulla crudeltà dei supplizi, nell’intento esplicito di suscitare l’emozione dei fedeli.
Lo zelo esemplare di Baronio, titolare, a Roma, della nuova chiesa dei SS.Nereo e Achilleo in cui vengono traslate le spoglie degli eponimi, istiga a un eccezionale fervore nella ricerca e nel recupero dei resti di martiri, che diventa straordinariamente prolifico nel corso della prima metà del Seicento, tanto da far sospettare, a posteriori, sull’attendibilità di un numero così elevato di ritrovamenti. In questo clima di suggestione collettiva, infatti, gli aspetti spirituali si confondono con altri di carattere più terreno: a partire dal caso di S. Cecilia (1599), il recupero delle spoglie dei martiri diventa motivo di particolare prestigio per i prelati e le comunità religiose che li promuovono, spesso comportando l’allestimento di appositi santuari per l’accoglimento delle reliquie.
03 18 invenzio reliquie web 1Alla luce dell’excursus appena esposto, è evidente che il rilancio del culto dei martiri locali, dopo uno dei tanti, prodigiosi ritrovamenti di spoglie che si verificano in quegli anni, favorisce non poco le pretese del Desquivel nell’affermare, contro chi intendeva ridimensionarla, la supremazia della diocesi cagliaritana. Il recupero dei resti dei martiri, dunque, non soddisfa solo una spassionata esigenza spirituale, ma é concepito da Desquivel anche come un’arma di tipo politico.
Nella frenesia di rinvenire testimonianze sulla presenza di martiri nella sua diocesi, Desquivel non poteva non imbattersi anche in S.Antioco, patrono della Sardegna. Già nel 1611, Desquivel aveva rivolto la sua attenzione all’isola di Sulcis, ma, per diversi motivi, aveva momentaneamente accantonato l’idea di ricercare i resti di S.Antioco. E’ solo un rinvio: il 18 marzo 1615, come è noto, una spedizione voluta da Desquivel ritrova, nella catacomba della Basilica sulcitana, sotto la lapide dell’Aula Micat che informa sul contenuto sottostante, le spoglie di S.Antioco. E’ il suggello a una fortunata campagna di ritrovamenti in quantità industriali, su cui Desquivel riferisce, orgogliosamente, nella nostra Relacion de la Invencion de los cuerpos santos en los años 1614-15 y 1616.
Fu vera gloria, quella dei martiri di Desquivel? Sulla scorta delle minuziose notizie tramandataci dai verbali dei rinvenimenti, ma non avendo più a disposizione la maggior parte del materiale archeologico, sarebbe oggi impresa ardua dare risposte definitive sull’autenticità delle reliquie rinvenute in quegli anni, e conseguentemente sull’epoca e sull’appartenenza delle tombe.
La prima considerazione da fare è che i resti sembrano davvero troppi per appartenere tutti a dei martiri. Si pensi, per esempio, ai casi dei rinvenimenti effettuati nel Carcere di S.Efisio, o in varie chiese di Cagliari e dintorni, specie quando i resti si riferiscono a persone non conosciute attraverso altra fonte. Si poteva trattare, semplicemente, di cristiani devoti, che in qualche momento della storia di quei luoghi meritarono di essere sepolti dentro gli edifici sacri. Non si può neanche escludere la loro appartenenza ai culti pagani, se i loro resti si trovavano in situ prima delle costruzioni cristiane.
Sui ritrovamenti relativi ai santi più noti, come Santa Greca di Decimomannu e San Sperate, non sono mancati gli interventi degli studiosi, ma riteniamo il discorso ancora aperto e meritevole di maggiori approfondimenti a livello scientifico. In particolare, per quel che riguarda San Sperate, riteniamo sensata l’ipotesi che si tratti del martire di Scilli le cui reliquie vennero portate in Sardegna dai vescovi perseguitati dai Vandali (VI sec). La vicenda era nota anche a Desquivel, che riporta la tradizione secondo la quale Brumasio, vescovo di Cagliari, lo stesso che accolse i vescovi africani e diede loro ospitalità nella Basilica di San Saturnino, eresse una chiesa in suo onore, nelle rovine della quale furono rinvenute le reliquie. Accanto a quelli del martire, potrebbero trovarsi altri resti di sepulcra ad sanctos, appartenenti a devoti che vollero essere sepolti accanto alla sua tomba. L’origine stessa del paese di San Sperate potrebbe essere messo in relazione con il culto dell’eponimo, ipotizzando che sia sorto intorno a quell’antica chiesa.
In quanto a S.Antioco, studi molto seri sono stati dedicati al martire sulcitano e alla storia del suo culto. Da essi sembrerebbe poter concludere per l’autenticità delle reliquie ritrovate nel 1615.
Il libretto è stato ripubblicato con una nuova veste editoriale nell'anno 2010, sotto le edizioni Basilica di S.Antioco

r. Lai webFonti:

 

Relazione sulla “inventio” dell’illustre Martire e Apostolo della Sardegna, San Antioco nella propria chiesa di Sulci a cura di Roberto Lai

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