Dopo gli scavi effettuati dall’archeologo Antonio Taramelli nel 1913, per oltre 60 anni il passato glorioso del complesso nuragico di Ortu Comidu fu nuovamente avvolto dalla polvere densa dell’oblìo. Nel 1975 la professoressa Miriam Balmuth della Tufts Unicersity of Medford (Boston), spinta dalla sua grande passione per la civiltà nuragica, giunse al Nuraghe Ortu Comidu di Sardara e riprese gli scavi con l’intento di scoprire la fonderia di rame segnalata da Antonio Taramelli. Nel Nuraghe Ortu Comidu diresse tre campagne di scavi negli anni 1975-76 e '78, pubblicate in "Notizie degli scavi di Antichità" del 1983.
La studiosa americana, oltre a mettere in luce una parte considerevole delle strutture del complesso nuragico, effettuò analisi paleobotaniche , zooarcheologiche , esami metallurgici, datazioni al radiocarbonio e analisi archeometriche. La datazione al Carbonio 14 sembrerebbe fissare la costruzione della torre centrale nel Bronzo medio XV secolo a.C., mentre i reperti venuti alla luce confermano una continuità di frequentazione del complesso nuragico fino al III-II secolo d.C. in epoca romana. Attualmente le strutture del complesso nuragico sono in parte interrate e coperte da una folta vegetazione . Sono in luce la cortina muraria della torre centrale conservata per tre filari di blocchi per un ‘altezza di circa 170 cm, porzioni del muro di raccordo delle torri laterali e il pozzo della corte centrale, attorno al quale è stato costruito un parapetto in muratura presumibilmente per motivi di sicurezza.
Angelo Mascia