Tradizioni, Mode e Tessuti nel Sulcis. “Su Fantalicu” (Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis)
Complemento indispensabile nell’abbigliamento femminile del Sulcis e non solo, su fantalicu ovvero il grembiule, serviva a proteggere gli abiti ordinari, diventando inoltre ornamento prezioso e guarnizione del vestiario elegante. Le tipologie erano svariate, diversi i tessuti e i modelli.

Estremamente pratici quelli in indianina ad uso domestico, provvisti di tasche utili all’occorrenza. Erano piuttosto lunghi e coprivano la gonna da un fianco all’altro. Potevano essere realizzati con balze che permettevano eventualmente di allungarli. In tessuto stampato o in tinta unita e a sfondo per lo più scuro in modo da camuffare lo sporco, questi grembiuli spesso erano confezionati con vecchie tele avanzate o semplicemente ricavando il tessuto necessario da una gonna ormai logora e inutilizzabile. Si prestavano ad usi molteplici che andavano dalle incombenze di casa al lavoro nei campi, venendo sostituiti quando si faceva il pane con un grembiule di colore bianco.
Nel Sulcis l’evoluzione del grembiule nelle sue forme lussuose è legata all’utilizzo della seta e alla diffusione di pizzi e merletti d’importazione, soprattutto francesi e spagnoli.
I grembiuli più antichi, tutti della stessa fattura, erano in seta nera, lunghi circa un metro, senza tasche e privi di pizzo. A pieghe ampie, coprivano abbondantemente la parte frontale della gonna, comunicando un’immagine di ordine e cura.
La comparsa del pizzo nero, in particolare quello meccanico, favorì nuove mode che, sul finire dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, portarono all’uso di grembiuli neri bordati sui lati con pizzi floreali. Al taglio rettangolare, ben definito e caratteristico dei modelli più sobri, si preferirono linee meno squadrate, con estremità arrotondate, guarnite da pizzi talvolta arricciati in basso.
Paillettes, pompon, applicazioni all’uncinetto e altri elementi di passamaneria venivano utilizzati a motivo decorativo, rendendo questo capo d’abbigliamento di gran gusto estetico. Spesso il pizzo era presente come tramezzo disposto in linee verticali o trasversali, a seconda del gusto femminile.
Particolarmente rinomati erano i pizzi della Catalogna e quelli della Francia sotto l’impero di Napoleone III.
A Chantilly, in quegli stessi anni, si lavorava la blonda nera, un pizzo caratterizzato da vistosi motivi decorativi.
Questi articoli arrivavano nel Regno di Sardegna insieme a tessuti in seta e cotone, attraverso gli scambi commerciali e le esportazioni francesi.
La moda delle guarnizioni di pizzo vide un rilancio nel Regno di Sardegna anche con Margherita di Savoia. Quest’ultima volle patrocinare apposite scuole, la prima a Burano nel 1872, per il recupero di tipologie stilistiche del passato, riprodotte con notevole precisione tecnica.
Alcuni grembiuli del Sulcis, di foggia elegante, presentavano una parte centrale liscia, contornata da ritagli a forma di foglie e rami fioriti, con sfondo in tulle. Queste lavorazioni erano complesse e prevedevano il ricorso a specifici punti di ricamo. Altri mostravano motivi geometrici romboidali realizzati ad intarsio. Un modello simile si ritrova in due fotografie d’epoca risalenti ai primi decenni del XX secolo. Una ritrae la signora Elisabetta Ciccu, di famiglia benestante, nata il 26/01/1892. L’altra l’amica Carmela Pillisi nata il 06/03/1901. Entrambe erano di Acquacadda, all’epoca frazione di Narcao e successivamente di Nuxis, quando quest’ultimo divenne comune.
Nelle immagini le due donne indossano il medesimo grembiule di proprietà della signora Ciccu che lo prestò all’amica per lo scatto. Si tratta di un modello raffinato, caratterizzato da una parte centrale rettangolare, contornata da elementi romboidali e da un pizzo arricciato all’estremità
Una ulteriore varietà erano i grembiuli indossati con l’abito della domenica, previsto per recarsi in chiesa o per far visita a familiari e conoscenti. Quest’abbigliamento, non di gala ma comunque elegante e per chi poteva permetterselo, includeva l’uso di grembiuli di buona fattura in cotone stampato o in seta nera. Intorno ai primi del ‘900 comparvero le tasche, in origine ammesse esclusivamente sul grembiule giornaliero e da lavoro. I grembiuli in seta nera usati con l’abito della domenica erano spesso impreziositi con ricami floreali o geometrici di piccole dimensioni, realizzati con colori tenui. I disegni, disposti in maniera ordinata in basso, si sviluppavano in senso orizzontale e anche le tasche venivano guarnite riprendendo lo stesso motivo decorativo ricamato all’estremità del grembiule
Infine erano diffusi i grembiuli in lana e seta “lana de seda”. A proposito di questo tessuto, di gran moda in tutto il Sulcis, si è trattato in un precedente articolo.
I grembiuli indossati dalle bambine venivano confezionati secondo le stesse mode e tendenze seguite dalle donne adulte, senza particolari differenze. I tessuti erano i medesimi, cotone stampato, seta nera abbellita con pizzi o ricami, lana e seta, come si evince dai capi rinvenuti e da numerose fotografie d’epoca.

A cura di Vanessa Garau
[Le foto pubblicate sono di proprietà del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis]